Ex lavoratore Meccano suicida a Cisterna, la rabbia degli amici e colleghi

La denuncia degli operai: "Si è tolto la vita per le ingiustizie e i tempi lunghi dei Tribunali e della burocrazia"

“Anche Paolo è tornato a casa”. Parole pubblicate su Facebook che contengono tristezza e dolore per un ex compagno di lavoro che si è tolto la vita. E’ accaduto a Cisterna ed è una morte dolorosa dietro la quale c’è una storia di lavoro e giustizia negati e di disperazione. Una storia che con rabbia racconta un collega della Meccano, l’azienda dove l’uomo aveva lavorato.

“Oggi è un giorno molto triste per noi – scrive sul suo profilo Agostino Campagna, storico protagonista di tante battaglie per salvare prima Goodyear e poi Meccano -  una sconfitta anche di tutta la politica sindacale applicata in tutti questi anni a supporto dei datori di lavoro a cui è stato consentito di fare il bello ed il cattivo tempo e disfare a proprio piacimento giocando con la vita dei dipendenti, licenziando e dimezzando i salari al solo scopo di ottenere più profitti. Oggi è un giorno triste perché un uomo non è riuscito a reggere alla tensione ed allo stress generato da questo tipo di situazione che è ormai diventato insostenibile! Ma questi imprenditori che in nome del profitto prendono decisioni assurde, non hanno una coscienza, non sanno che dietro ad un numero esistono degli uomini, dei mariti, dei padri di famiglia che vivono, soffrono, si massacrano di lavoro per poter tornare la sera a casa e dare un bacio alle proprie moglie ed ai propri figli stanchi ma soddisfatti. E invece no, si pensa soltanto a ridurre i costi, aprire mobilità e casse integrazioni inesistenti, a scissioni, concordati e cambi di proprietà in nome del profitto che altro non è che fare sempre più soldi e poi cosa importa se altri uomini soffrono, non sanno come comprare il pane e tirare avanti, che si disperano al punto tale di fare gesti estremi! Voglio dire basta a queste ingiustizie, a queste prepotenze, ho combattuto per anni fuori dalla mia azienda in una tenda sfidando gli inverni gelidi e le estati torride, i soprusi e i dispetti ma ho tenuto duro e lottato, lo farò ancora soprattutto adesso per il mio amico Paolo, che non ha retto alle conseguenze di queste ingiustizie, delle sentenze dei tribunali, delle cartelle dell’Inps che richiedono 25 mila euro indietro frutto delle azioni scellerate di questi presunti imprenditori. Adesso è tempo di dire basta – conclude - e fare qualcosa perché la misura è colma, non si può arrivare a questi gesti estremi, un uomo non può perdere la dignità e soprattutto la propria vita. Vogliamo rispetto e giustizia vera, se non per noi almeno per Paolo”.

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Alcuni dei lavoratori del presidio Meccano la definiscono una “morte bianca e parlano della vittima “inghiottita da un groviglio di fragilità ed ingiustizie. Paolo – concludono gli amici - era uno di noi”.

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