menu camera rotate-device rotate-mobile facebook telegram twitter whatsapp apple googleplay

La guerra dei manifesti nella campagna elettorale gestita dai Di Silvio: "Comandavano loro"

Il contrasto con i Travali per accaparrarsi la campagna elettorale di Gina Cetrone e poi i cartelloni degli altri candidati strappati per garantire visibilità alla candidata

Un contrasto tra gruppi criminali diversi per la gestione della campagna elettorale di Gina Cetrone, poi una "guerra" tra attacchini concorrenti per garantire la maggiore visibilità possibile alla candidata sostenuta dal clan Di Silvio. E' quanto emerge dalle carte dell'ordinanza firmata dal gip Antonella Minunni, che ieri ha portato all'arresto dell'ex consigliera regionale, del marito Umberto Pagliaroli e degli esponenti della famiglia rom di Latina, Armando "Lallà" e i figli Gianluca e Samuele.

I contrasti con i Travali prima della campagna elettorale

Dalle indagini condotte dalla squadra mobile di Latina è emerso che la gestione della campagna elettorale di Gina Cetrone ha costituito oggetto di scontro tra le due fazioni criminali locali: da una parte i Di Silvio, che facevano capo ad Armando, dall'altra i Travali. Nel corso dell'interrogatorio del luglio 2018 il collabratore di giustizia Agostino Riccardo rivela agli investigatori che, prima della campagna elettorale di Latina e di Terracina, era stato avvicinato da Sabatino Morelli che gli disse di "lasciar stare la campagna di Gina Cetrone perché doveva farla Francesco Viola", mentre Angelo e Salvatore Travali e Angelo Morelli erano detenuti. Del caso viene subito informato Armando e i vertici della famiglia organizzano subito un incontro con il gruppo rivale. "Quando noi eravamo carcerati a noi non c'ha pensato nessuno - dice il capo - Ora voi state carcerati ed è un problema vostro. Lasciate stare Agostino e Renato altrimenti avviene una guerra". Così tuona il capoclan Di Silvio. E così racconta Agostino Riccardo agli investigatori. A quel punto, nel quartier generale di Campo Boario si stabilisce che tutta la politica appartiene ai Di Silvio e che i profitti sarebbero stati divisi fra i figli, con una quota finale destinata ad Armando.

Il "patto per la politica" con i Di Silvio. Gina Cetrone e il marito "scaltri e pericolosi"

"Attaccate i manifesti ovunque"

Quando la campagna elettorale viene affidata al gruppo di Latina è Agostino Riccardo ad occuparsi in prima persona di chiudere l'accordo con Gina Cetrone, alla presenza di Armando Di Slvio. L'accordo era di 10mila euro solo per l'affissione dei manifesti, altri 10mila per pagare le auto dei ragazzi che lavoravano, la colla per i manifesti e il cibo. "Andammo io e Armando Di Silvio in persona - racconta Agostino Riccardo -  e la Cetrone ci diede in regalo 5mila euro". Complessivamente si raggiunge la cifra di 25mila euro. Alle amministrative del 2016 la Cetrone punta tutto sulla visibilità, ne è quasi ossessionata e dice chiaramente che non le interessano neanche le sanzioni per eventuali affissioni in spazi non consentiti. "Umberto - dice ancora il collaboratore di giustizia - ci disse di affiggere i manifesti ovunque, anche dove non si poteva". 

La guerra dei manifesti

A campagna elettorale iniziata, la candidata si lamenta perché la sua visibilità non è buona. Il clan deve quindi rintracciare chi attacca i manifesti per Procaccini e Corradini, i due candidati alla carica di sindaco, che coprono quelli della Cetrone. Per farlo si mettono in contatto con l'esponente di un altro clan particolarmente potente che gli era stato presentato anni prima da Angelo Travali. Attraverso di lui riescono a incontrare gli attacchini concorrenti e organizzano un incontro con loro. I toni sono chiaramenti quelli delle minacce: "Fateve il lavoro vostro - dice Agostino Riccardo - e noi ci famo il nostro, non mi coprite Gina Cetrone sennò succede un casino". La ricostruzione è confermata dalla testimonianza di un attacchino concorrente protagonista di quell'incontro, che si occupava dell'attacchinaggio di manifesti di un'alta lista che sosteneva il sindaco Corradini, lo stesso candidato di Gina Cetrone. Il giovane racconta anche che spesso trovava i suoi manifesti strappati e gettati a terra e al loro posto i manifesti della Cetrone: "Erano gli zingari di Latina e dovevamo lasciarli stare". 

Cetrone, ascesa e declino: dal Consiglio regionale all'arresto

Argomenti
Condividi
In Evidenza
Ultime di Oggi
Potrebbe interessarti
In primo piano
Torna su

Canali

LatinaToday è in caricamento