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Cronaca

Cori festeggia i cento anni di Geltrude Nardocci

L'omaggio dell'amministrazione comunale con una targa ricordo consegnata direttamente dalle mani del sindaco Tommaso Conti

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di LatinaToday

Geltrude Nardocci ha compiuto 100 anni e, come ormai tradizione, l'amministrazione comunale di Cori le ha reso omaggio con una targa ricordo del traguardo raggiunto.  La consegna è avvenuta domenica sera, 7 Giugno, per mano del sindaco Tommaso Conti, nella sua casa di via Gramsci, alla presenza dei familiari.

Geltrude nasce a Cori il 7 Giugno 1915. Ultima di tre sorelle, viene al mondo due giorni prima della partenza del padre per la Grande Guerra, che conoscerà solo al ritorno, nel 1918. Frequenta con buoni risultati le scuole elementari, di cui ricorda chiaramente la maestra 'Baffetta'; le amiche del cuore, Maria e Livia; il dirigente scolastico, il maestro Spirito.

Nella primavera del 1925, a soli 10 anni, la prima grande uscita da Cori. Con le Piccole Italiane partecipa alla sfilata di Roma: una divisa fatta di gonna, scarpe e baschetto nero, camicia e calzettoni bianchi. La madre, assolutamente contraria, si rifiuta di farle la divisa; lei non sa ancora il perché e non smette di piangere, così l'accontenta la sorella maggiore aiutata dal vicinato. Degli anni Venti e Trenta sono le canzoni che ancora oggi canta con voce squillante. A Novembre del 1937 sposa Antonio e in viaggio di nozze visitano Roma, Firenze, Venezia. In programma c'era anche Milano, che non raggiunsero mai, perché c'era la nebbia, ma soprattutto perché Antonio, da buon cacciatore, doveva tornare a Cori per partecipare al passo dei tordi.

Nel 1938 e nel 1940 nascono i due figli, con la Seconda Guerra Mondiale alle porte. All'inizio del 1944, come tante famiglie di Cori, lascia il paese prima dei bombardamenti e comincia il peregrinare tra i monti Lepini. Vive in capanne con i figli, i nipoti, la sorella giunta da Roma e i genitori. Il marito, in fuga dai tedeschi insieme ad altri, dimora a Monte Lupone e di notte fa visita alla famiglia. Tra i ricordi ancora vivi di quel periodo, ci sono la vista col binocolo della flotta di navi americane tra Anzio e Nettuno; il figlio minore Giorgio che impara a contare, non curandosi del pericolo, indicando gli aerei che passano bassi sulle montagne; mentre il fratello coi cuginetti, paurosi, fanno a gara a nascondersi sotto le "ravazzole" delle capanne. Finita la guerra rientra a casa dei genitori, nei pressi del Municipio, miracolosamente intatta. Completamente dedita alla famiglia, instaura un rapporto costante di amicizia con le suore maestre Pie Venerini e intorno al 1965 si trasferisce nella nuova casa, dove vive tuttora. Diventa bisnonna, ma come nonna, in alcuni periodi, vive a stretto contatto con le nipotine Maria Francesca e Maria Cristina.

L'attaccamento alla famiglia l'ha portata in America per due volte, dalla sorella emigrante Assunta. Rammenta sempre quei viaggi aerei, i momenti passati con persone che pur non parlando la stessa lingua, si intendevano alla perfezione, ridevano e scherzavano. Cattolica osservante, iscritta all'Azione cattolica, dopo il trasferimento vicino al Convento di San Francesco, entra a far parte dell'ordine terziario francescano, partecipando attivamente fino a circa 10 anni fa, quando riusciva ancora a deliziare i suoi familiari con fettuccine fatte a mano e tanto altro.

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