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Sabato, 21 Maggio 2022
Cronaca

Niccolò Fabi in concerto, due ore di emozioni sul palco del Cafaro

Il cantante romano si racconta in un’intervista prima del suo concerto al teatro di Latina nell’ambito della rassegna Lievito

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di LatinaToday

Sold out da giorni, il concerto di Niccolò Fabi ha riempito il Teatro Cafaro ieri sera nell’evento organizzato nell’ambito di Lievito, la rassegna culturale di Rinascita Civile.

Tra una prova e l’altra, mentre i ragazzi che lo accompagneranno nell’esecuzione - i colleghi musicisti Roberto Angelini e Pier Cortese - sono sul palco, Niccolò Fabi è nel suo camerino. Un pò agitato, cerca la concentrazione giusta a pochi minuti dall’inizio del concerto. Ma non si sottrae, con gentilezza, alle nostre domande.

Dopo sette album, una carriera che è cresciuta, cosa è cambiato nel tuo mondo e nel mondo della musica dai tuoi esordi, da quando suonavi a Roma in Piazza Navona?
“Parliamo di diciotto anni fa. Il mondo della musica sta subendo delle trasformazioni grandissime, soprattutto dal punto di vista della distribuzione e degli introiti che per anni le case discografiche hanno avuto e che hanno reinvestito nella scoperta di nuovi gruppi. Siamo in una fase di trasformazione, in cui non si è capito i nuovi editori chi saranno, forse gli stessi ascoltatori potranno essere i produttori della musica che ascoltano. La rete è un luogo in cui possono succedere tante di queste cose, ma è ancora tutto in divenire. Nella mia vita è cambiato quello che cambia nella vita di un uomo in diciotto anni”.

Ecco, il titolo del tuo nuovo album, è una parola secca ed evocativa, come evocativa è l’immagine in copertina nella quale imbracci un arco. A cosa rimandano titolo e immagine?
“Mi sembrava un’accoppiata forte, unendosi creano potenzialmente diverse chiavi di lettura. La parola “ecco” è molto piccola, non ha un significato preciso, la inseriamo in alcuni momenti del nostro discorso per puntualizzare, per prendere la mira come un arciere, per mettere a fuoco cosa ottenere e scegliere nella nostra vita”.

“Ecco” è anche un lavoro di squadra, stasera sarai in trio. Meglio insieme che da soli?
“Stare insieme è un’esperienza bellissima, che rende la musica viva, dinamica e movimentata. Ho la fortuna di farla con degli amici, con cui condividere il fattore umano e momenti divertenti e commoventi. Da solo è più stimolante, dal punto di vista tecnico di impara di più perché hai solo la tua voce e le tue dita e devi essere molto padrone di quello che fai. Insieme ci si aiuta, ci si spalleggia, confonde, nasconde. È più divertente”.

Parlando di questo album, hai detto che è luce nata dal buio…
“L’esistenza è un alternarsi di luce e buio, non sarà l’ultima luce né l’ultimo buio che si avvicenderanno. Comporre, scrivere, presentarsi davanti a un pubblico con delle cose da far ascoltare è una scelta di luce, poi le luci si spengono e c’è un’altra parte di vita che è più in penombra”.

Le tue canzoni sono fatte di poche parole essenziali, come essenziali sono i paesaggi che descrivi in questi testi, c’è un invito a recuperare l’essenziale?
“Ho un modo sintetico di affrontare la scrittura, e probabilmente le parole che scelgo dovrebbero essere quelle essenziali. All’interno delle canzoni c’è un richiamo all’elementarità, all’essenzialità delle cose fondamentali rispetto a desideri che si sono aggiunti nella nostra vita e che sono indotti dal mercato che ci circonda più che dai nostri reali ed effettivi desideri. Se potessimo sforbiciare i desideri fasulli e attenerci a quelli fondamentali che danno più gusto, la nostra vita sarebbe più serena”

Dei tanti testi che hai scritto e cantato, a quale sei più legato?
“Sono due. Uno è il testo a cui sono più legato perché rappresenta con più sintesi quello che faccio e che spero di riuscire a fare: si chiama Solo un uomo, dell’omonimo album del 2009. Ma devo scegliere anche un altro testo, che ho la sensazione che sia quello che adesso le persone identificano concretamente con quello che ho fatto: è Costruire, di un disco del 2006”.

Niccolò Fabi, nel suo live, le ha cantate tutte e due, insieme a tante altre canzoni del suo repertorio più recente e meno. Non poteva che essere così in una serata emozionante e semplice. Per quasi due ore di spettacolo che la gente ha vissuto da dentro e non semplicemente come pubblico. Una serata perfetta, aperta dalle note di Alessio Pistilli e poi proseguita con un Niccolò Fabi in grande stile accompagnato da Roberto Angelini e Pier Cortese.

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