Mercoledì, 20 Ottobre 2021
Cronaca

Beni frutto di attività illecite, maxi confisca da un milione di euro per un 49enne

Gli uomini della Divisione Anticrimine hanno eseguito il decreto emesso dal Tribunale. Confiscati a Pietro Feola "in passato agli ambienti della malavita pontina ed extra-pontina" due ville con una piscina, auto e altri beni

Confisca di beni per un valore di circa 1 milioni di euro nei confronti del 49enne Pietro Feola. Il provvedimento del tribunale di Latina è stato notificato nella giornata di ieri gli uomini della Divisione Anticrimine della Questura di Latina all’uomo, “legato in passato agli ambienti della malavita pontina ed extra-pontina”. 

IL SEQUESTRO POI LA CONFISCA - Prima di giungere alla confisca dei beni, nel febbraio 2015 il patrimonio di Feola fu oggetto di sequestro preventivo “in virtù della comprovata possibilità che nelle more della conclusione del procedimento preventivo tutte le utilità potessero essere disperse o alienate vanificando l’applicazione della misura. Si aggiunge - spiegano dalla Questura - che nell’udienza di discussione della misura patrimoniale i difensori e i periti di parte non sono riusciti a ‘smontare’ le ipotesi investigative che hanno determinato l’apertura della procedura e l’applicazione dei sigilli”.     

Quindi tutto il complesso mobiliare, immobiliare e finanziario, per un valore di circa 1 milione  di euro, “congelato” l’anno scorso, è stato confiscato definitivamente all’esito del procedimento di prevenzione. I beni oggetti dell’ablazione oltre che al 49enne sono intestati anche alla convivente ed al figlio della convivente. Si tratta di in un terreno oltre 8000 metri quadri su cui sono costruite due ville con una piscina, 3 autovetture, 1 motociclo, 5 conti correnti, 4  libretti postali, 3 polizze pegno, 2 carte post pay ed un impresa individuale. 

IL PASSATO DI FEOLA - La carriera delinquenziale del 49enne, spiegano dalla Questira, “inizia nel ’90, quando viene arrestato per tentato omicidio, tentato sequestro di persona, rapina aggravata per aver aggredito e accoltellato, insieme ad un tunisino, il proprietario di un locale pubblico per strappargli la catenina che aveva al collo. Si accompagnava con i noti pregiudicati Iosca e De Bellis con i quali sovente era stato denunciato dalla Squadra Mobile per vari reati tra cui lesioni personali, minaccia aggravata e porto abusivo di armi, stupefacenti , falso ricettazione. 

Negli anni ’90 - proseguono dagli uffici di corso della Repubblica - il Feola fa parte di uno dei due gruppi, all’epoca contrapposti, di criminali che, per l’acquisizione di una posizione di predominanza nell’ambito della locale criminalità organizzata dedita alla commissione di reati contro il patrimonio e il traffico di stupefacenti, causò il conflitto a fuoco avvenuto in questo capoluogo nel gennaio1993 e a seguito del quale morì il De Bellis”.

Eclatante nel 1995 è stato il fermo di polizia giudiziaria da parte dei carabinieri, su disposizione della Procura di Modena, per una rapina in una gioielleria che da indiscrezioni dell’epoca, si disse in giro, gli fruttò circa 100 milioni di lire. L’anno dopo fu sottoposto, per tre anni, alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno nel comune di Latina e condannato a 4 anni per la rapina a Modena e già allora i giudici valutarono che “conduceva un tenore di vita ‘del tutto inadeguato  all’apparente carenza di legali fonti di reddito’”.

“Negli anni successivi - ricostruisce ancora la Questura fu arrestato per detenzione e traffico di stupefacenti, rapina, usura, estorsione e si accompagnava con il noto pluripregiudicato Radicioli Alessandro, poi ucciso in un agguato in Sezze. Nel 1999 la Corte di Cassazione emise a suo carico sentenza di conferma della condanna in appello del Tribunale di Bologna, per una rapina effettuata in quella città, in concorso con altri pregiudicati, che fruttò un bottino di 250 milioni di lire in gioielli e di  92 milioni, in assegni e contanti”.

Nel 2004 è stato denunciato dal Corpo Forestale dello Stato di Latina per “aver realizzato su terreno agricolo un basamento in cemento armato e blocchetti delle dimensioni di 261 metri quadrati che ha determinato, in modo stabile e permanente, la modifica dell’assetto urbanistico territoriale della zona, con alterazioni dello stato dei luoghi e un mutamento sostanziale del territorio di  rilievo estetico e funzionale. Tale  struttura, fu sottoposta all’epoca dei fatti a sequestro, con apposizione di sigilli, ma il Feola li ha reiteratamente violati, realizzando lussuosi manufatti con piscina. Per queste continue violazioni il Nipaf eseguì anche un ordine di custodia cautelare in regime di arresti domiciliari.

Gli  investigatori, in questo caso - concludono dalla Questura -, hanno richiesto solo la misura patrimoniale perché secondo le risultanze degli accertamenti gli averi del Feola e dei suoi familiari conviventi sono da considerarsi frutto di un accumulo illecito. In tale contesto, i magistrati, condividendo le ipotesi della Polizia di Stato hanno ritenuto che tutte le sue disponibilità appaiono sproporzionate rispetto ai redditi dichiarati avendo motivo di presumere che essi siano il risultato di attività illecite ovvero ne costituiscano il reimpiego”. 

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