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Diciotto migranti in fuga dal Cas di Cori, alcuni presi a Roma: ricerche per altri cinque

Si tratta dei nuovi arrivi dei giorni scorsi. Dovevano osservare la quarantena ma hanno eluso la sorveglianza e sono scappati. Ricerche in corso tutta la notte

Hanno approfittato della notte ed eluso la sorveglianza delle forze dell'ordine presenti sul posto e si sono dati alla fuga. Diciotto dei 43 migranti (di cui 17 tunisini e un egiziano, cinque minorenni e due donne) che erano stati trasferiti dalla ex Rossi Sud di Latina al Cas di Cori sono scappati dalla struttura. Erano risultati negativi ai tamponi ma nel Cas di Cori, all'ex Santuario, dovevano osservare un periodo di quarantena proprio perché altri 12 del gruppo erano risultati positivi al covid.

Dalla prima ricostruzione dei fatti è emerso che gli stranieri si sono allontanati intorno alla mezzanotte dopo aver scavalcato alla spicciolata un muro laterale dell’edificio approfittando dell’oscurità. Il Questore a quel punto, insieme al personale delle Volanti, della Digos, della Squadra mobile e del commissariato di Cisterna, ha diretto personalmente le ricerche ad ampio raggio in tutte le zone circostanti. Sette di loro sono stati rintracciati poche ore dopo, trovati nascosti nelle campagne vicine alla stazione di Cisterna e lungo i binari.

E’ stata quindi allertata la polizia ferroviaria e si è reso indispensabile far rallentare la marcia dei treni in transito per garantire la sicurezza e l’incolumità degli agenti e dei migranti. Le fotografie degli stranieri sono state fornite anche ai poliziotti in servizio a Roma Termini ritenendo che gli altri potessero aver preso il primo treno utile, quello delle 5 di questa mattina, per raggiungere la città di Roma. Qui infatti sono stati rintracciati e fermati altri sei del gruppo che avevevano raggiunto a piedi Latina Scalo per salire sul convoglio e sottrarsi alla polizia che li stava tallonando. Proseguono invece le ricerche per altri cinque stranieri.

Una situazione analoga si è verificata in altre Asl della Regione dopo gli ultimi arrivi. L'allarme dell'Unità di crisi della Regione Lazio.

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