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Lunedì, 16 Maggio 2022
Cronaca Santa Rita / Via Sant'Agostino

“Da terra bonificata a terra di mafia?”, successo per il convegno al Grassi

Incontro organizzato da Siulp e Libera; sala gremita di studenti per discutere dei fenomeni che hanno portato allo sviluppo di una criminalità endogena che negli ultimi anni ha destato forte allarme sociale

Massiccia partecipazione, oltre che delle autorità civili e militari, anche degli studenti dei vari istituti di Latina all’incontro organizzato da Siulp e Libera dal titolo “Da terra bonificata a terra di mafia? Analisi e Idee per il Contrasto alle Infiltrazioni Mafiose nell’Agro Pontino”.

Al centro del convegno la discussione di quei fenomeni che hanno portato allo sviluppo di una criminalità endogena affine, che negli ultimi anni ha destato forte allarme sociale.

Ad aprire l’incontro il sindaco di Latina Giovanni Di Giorgi che ha preceduto i vari interventi dei relatori moderati dal vice direttore di  Oggi Latina Graziella Di Mambro.

Ad aprire i lavori Nicola Conte Segretario provinciale del Siulp che, oltre aver rappresentato lo sforzo che le forze dell’ordine della provincia pongono costantemente in essere nella lotta al fenomeno mafioso, ha evidenziato l’importanza dell’impegno giovanile e della società civile in genere, quali strumenti quotidiani essenziali per contrastare il diffondersi della cultura mafiosa, attraverso l’esercizio e il prolificarsi di una cultura della legalità e del rispetto.

A Conte ha poi fatto seguito il prefetto di Latina Antonio D’acunto che ha ulteriormente sottolineato questo aspetto, appunto l’importanza di una cittadinanza attiva sana, che renda repellente il tessuto sociale al sistema e alla forma mentis mafiosa, senza tralasciare l’importanza della componente giovanile della società.

Il questore Alberto Intini ha fornito una lettura del contrasto alla criminalità organizzata sotto il profilo tecnico, fornendo dapprima uno spaccato della situazione pontina, poi illustrando le strategie adottate che hanno portato al conseguimento di risultati significativi, primo fra tutti l’adozione di misure patrimoniali come sequestri e confische che, negli ultimi anni, hanno drasticamente ridotto l’offensività criminale e il potere organizzativo di importanti cosche che si affacciano sul nostro territorio.

La parola è poi passata al procuratore aggiunto Nunzia D’elia che ha ripercorso cronologicamente le tappe della diffusione sul territorio delle attività criminali organizzate, partendo dall’analisi dei primi processi degli anni ’90, che vedevano coinvolte famiglie e clan affiliate alla camorra, evidenziando anche l’importanza delle istituzioni nel controllo e contrasto del proliferarsi del fenomeno mafioso, ponendo anche l’accento su condotte negazioniste che in passato sono state marcatamente deleterie per tutto il territorio della nostra provincia, poiché ha espressamente affermato il procuratore “negare l’esistenza del nemico è come voltargli le spalle, o peggio dimostrare di averne paura”.

A seguire sono poi intervenuti il direttore della prima Divisione dello Sco, Andrea Grassi il Servizio Operativo Centrale della Polizia di Stato, che raccorda e coordina l’operato delle Squadre Mobili delle questure italiane che ha rappresentato le nuove dinamiche evolutive del fenomeno mafioso, e la capacità appunto delle associazioni criminali di adattarsi ai nuovi modelli sociali ed economici, mantenendo un livello evolutivo altissimo, proprio perché non vincolato da regole e morale.

Felice Romano, segretario nazionale generale del Siulp, ha poi evidenziato l’importanza del ruolo della società civile, riprendendo alcuni celebri concetti di Falcone e Borsellino, marcando l’accento sulle  tre tipologie di figure negative che a modo loro prestano il fianco alla diffusione del fenomeno mafioso, secondo schemi non tradizionali. I primi, a suo dire, coloro che ritengono che con la mafia ci possa comunque essere un dialogo e una convivenza, riportando alla memoria esempi di alte istituzioni nazionali. La seconda categoria di persone è quella che pensa di essere immune da insidie rispetto agli investimenti della criminalità organizzata, e pensa di poter lucrare dal rapporto con essa restando immune dalla contaminazione, come se l’opzione economica fosse un fattore distinto dall’azione criminale classica. Ultima categoria quella costituita da quella schiera di persone che dell’antimafia ne fa un mestiere, i cosiddetti “professionisti dell’antimafia” che della mafia non sanno niente se non quel che torna loro utile per fini diversi.

Ha concluso Fabrizio Marras referente provinciale di Libera che oltre a richiamare il valore della partecipazione di tutti nella lotta all’illegalità, ha ricordato i motivi per cui Libera ha scelto proprio Latina per la 19^ giornata di ricordo delle vittime di tutte le mafie, auspicando una massiccia presenza di tutta la cittadinanza attiva alla manifestazione del 22 marzo.

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