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A Fondi c’era la mafia: confermate le condanne in Cassazione

La pronuncia della Suprema Corte su Damsco 2: il secondo processo, dopo "Anni '90", che ha riconosciuto la presenza della mafia nel Lazio. Annullata la sentenza per Izzi, Schiappa e Biancò

A Fondi un gruppo organizzato gestiva gli affari illeciti e controllava Comune e Mof. E’ quanto era stato ipotizzato dalla Dda con un’indagine che nel 2009 aveva portato a 17 arresti e ora confermato dalla pronuncia della Cassazione su Damasco 2, il secondo processo, dopo “Anni ‘90”, che ha riconosciuto la presenza della mafia nel Lazio, in questo caso a Fondi.

Ad infliggere le condanne erano già stati i giudici del primo e del secondo grado. A 110 anni ammontavano le pene emesse dai giudici tribunale di Latina. In secondo grado, nonostante la riduzione di alcune condanne, aveva retto la contestazione relativa al 416 bis: il reato associativo, infatti, era stato confermato per diversi imputati. 

Per la Cassazione gestivano in regime di monopolio, concessioni, appalti e servizi pubblici, reinvestivano il provento di usura ed estorsioni, facendo leva sulla forza intimidatrice che gli veniva conferita dai legami con le cosche calabresi.

La Corte d’Appello di Roma aveva stabilito dieci anni e otto mesi per i fratelli Carmelo e Venanzio Tripodo, nove anni per Aldo Trani: per i capi promotori la Cassazione ha confermato le condanne.

Annullata, invece, la sentenza, con rinvio a un’altra sezione della Corte D’Appello per l’ex assessore Riccardo Izzi, Antonio Schiappa, Vincenzo Biancò, Pasquale Peppe, Loredana Trani.

Tra i legali delle posizioni più rilevanti, gli avvocati Angelo Palmieri, Maria Antonietta Cestra, Giuseppe Lauretti, Giulio Mastrobattista, Domenico Oropallo.

Damasco si era spostata oltre le stanze dell’accusa, divenendo oggetto di una relazione dell’ex prefetto Bruno Frattasi che chiedeva di sciogliere il consiglio comunale di Fondi per infiltrazioni mafiose, appello rinnovato dall’allora Ministro dell’Interno Roberto Maroni.

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