Mafie, gli interessi dei Casamonica anche a Latina. Il quadro della Dia in provincia

Dall'influenza dei clan sinti Di Silvio e Ciarelli nel capoluogo alle infiltrazioni di 'ndrangheta e camorra sul litorale, ad Aprilia e nel sud pontino

La relazione semestrale della Direzione Investigativa Antimafia offre un quadro della situazione della criminalità organizzata anche nel Lazio e in provincia di Latina. Il primo dato che emerge è relativo agli interessi della clan dei Casamonica, di origine sinti ma radicato a Roma, anche sul territorio pontino.

Gli interessi del clan dei Casamonica

Nel corso degli anni, con la crescita e il consolidamento del nucleo familiare e anche grazie ai rapporti di parentela con altre famiglie nomadi stanziali nella Capitale e nel Lazio, il clan si è evoluto in un’organizzazione criminale strutturata. "La convergenza degli interessi economici, al pari di organizzazioni mafiose storicamente connotate da questa strutturazione familiare, hanno reso tale sodalizio - si legge nella relazione - estremamente coeso, monolitico e difficilmente penetrabile". Le zone di interesse e influenza, oltre ad alcuni quartieri di Roma, arrivano a toccare anche all’alta Ciociaria e il litorale laziale, nella fascia da Ostia a Nettuno fino alla città di Latina. Traffico di stupefacenti, usura, estorsione, ricettazione di autoveicoli e truffe rappresentano gli affari che hanno consentito al clan di accumulare un ingente patrimonio, poi reinvestito in immobili, edilizia anche abusiva, varie attività commerciali, compresa la ristorazione. 

A Latina il controllo dei Di Silvio

Per riguarda altri sodalizi, l’area pontina, ed in particolare la città di Latina, risentono della presenza di altre damiglie di origine sinti, i Di Silvio e i Ciarelli,  ormai stanziali sul territorio. Ne è una recente testimonianza l’operazione “Alba Pontina”  condotta dalla Polizia di Stato che, il 12 giugno 2018, ha portato all’arresto di 25 soggetti, appartenenti al clan Di Silvio attivo nella zona di Campo Boario e noto per i vincoli di parentela proprio con i Casamonica, insediati invece a sud della Capitale. L’organizzazione si era specializzata nell’acquisizione, mediante intimidazioni, delle attività economiche del posto. Il capoluogo pontino è segnato dall’operatività anche di altre organizzazioni criminali. L’operazione “Arpalo”, conclusa il 16 aprile 2018, che ha fatto luce su un’associazione a delinquere che aveva realizzato frodi fiscali per circa 200 milioni di euro, utilizzando anche società fittizie costituite in Svizzera e a Latina, grazie al contributo del commercialista ed ex parlamentare pontino Pasquale Maietta, considerato vicino alla famiglia Di Silvio.

L'attrattiva del Mercato ortofrutticolo di Fondi

"Ma la presenza della criminalità organizzata nel Lazio si manifesta innanzitutto nelle aree urbanizzate e in prossimità dei grandi centri di distribuzione delle merci, come il mercato ortofrutticolo di Fondi", si legge ancora nella relazione della Dia. "La diffusione di ricchezza e la possibilità di investimento costituiscono infatti specie al di fuori delle aree d’origine - spiega la Dia - una forte attrattiva per la criminalità mafiosa, interessata principalmente a riciclare e reinvestire capitali. 

La 'ndrangheta tra Aprilia e Fondi

Anche in provincia di Latina si rileva una silente infiltrazione della ‘ndrangheta e della camorra, richiamata anche nella cRelazione conclusiva della “Commissione parlamentare antimafia”. In particolare, è emersa negli anni la presenza degli Alvaro di Sinopoli e dei reggini Bellocco e Tripodo ad Aprilia, dei vibonesi La Rosa-Garruzzo a Fondi. Con l’operazione “Acero Connection-Krupy, conclusa nel 2015 con l’arresto di 54 persone, si è avuta inoltre conferma dell’operatività delle cosche Aquino-Coluccio e Commisso di Siderno. Il gruppo criminale aveva costituito una società, con sede legale a Roma e base operativa a Latina, attiva nel commercio florovivaistico con l’Olanda e funzionale in realtà ad occultare cocaina a bordo dei Tir utilizzati per il trasporto dei fiori. Nello stesso contesto investigativo, nel 2017, sono stati sequestrati beni per 30 milioni di euro.

Le mani dei casalesi sul litorale pontino

Il litorale pontino rappresenta una zona di insediamento anche dei sodalizi campani. Già l’operazione “Sfinge” del 2010, condotta dalla polizia di Stato, aveva fatto luce sull’operatività di un’organizzazione camorristica, alleata con il clan dei Casalesi, che aveva riproposto il modello criminale tipico del casertano per il controllo del traffico di stupefacenti e delle estorsioni, nei territori di Latina e Roma. Negli anni, nella provincia di Latina le indagini hanno fatto registrare la presenza dii gruppi campani riferiti ai Bardellino, ai Bidognetti, ai Giuliano, ai Mallardo e ai Licciardi. Sintomatica del grado di permeabilità del territorio in parola è la confisca, eseguita il 21 febbraio 2018 dalla Dia di Roma, del patrimonio circa 20 milioni di euro riconducibile ad un imprenditore vicino al clan dei Caselesi- gruppo Bidognetti, impegnato in attività quali la gestione di cave di marmo, il trasporto di merci su strada, lo smaltimento di rifiuti e il commercio di autoveicoli. Nel semestre di riferimento sono stati, inoltre, arrestati diversi pregiudicati campani.

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Gli arresti tra Formia e Gaeta

Nella relazione la Dia cita anche l'arresto, a Formia, dopo un conflitto a fuoco con i carabinieri, di un latitante, affiliato al clan Ranucci di Sant'Antimo.  Il successivo il 31 gennaio, è stata tratta in arresto a Gaeta la madre di un affiliato al clan De Micco del quartiere napoletano di Ponticelli.  Si ricorda ancora l’arresto di un pericoloso latitante, reggente del clan camorristico napoletano dei Cuccaro nella zona di Cisterna

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