Chiarato: “Latina non deve diventare la discarica nucleare d’Italia”

L’intervento dell’ex consigliere comunale di Latina: “il rischio che Borgo Sabotino sia scelto come deposito nazionale di scorie è elevato”

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di LatinaToday

"Entrata in produzione il 1 giugno 1963 e fermata dopo solo 24 anni di attività all’indomani del referendum sul nucleare, la centrale elettronucleare di Borgo Sabotino continua ancora oggi a far parlare di sé attraverso le voci di cittadini che urlano le preoccupazioni connesse alla presenza di questa servitù e soprattutto delle attività in atto attorno ad essa. Queste voci sono tuttavia sempre poche e sporadiche per un tema che dovrebbe essere costantemente al centro dell’attenzione.
Per capire a cosa sono legate tali preoccupazioni occorre richiamare innanzi tutto un po’ di storia. Dopo il fermo della centrale, la prima operazione dell’attività di decomissioning ha riguardato l’allontanamento dei combustibili dall’edificio reattore nel periodo che va dal 1987 al 1991. Dopo questo delicato procedimento si sono susseguite varie fasi di smaltimento egregiamente concluse, l’ultima delle quali completata nel dicembre 2012 ad opera della Sogin S.p.A. che ha terminato l’attività di smaltimento dell’edificio turbine della centrale, una struttura in cemento armato che ha prodotto 14.400 tonnellate di cemento pari a circa il peso del Ponte di Brooklyn. 
Navigando sul sito della Sogin, si legge:
Per la centrale di Latina, i piani prevedono la conclusione della prima fase del decommissioning fra il 2023 e il 2027, con lo smantellamento delle infrastrutture e l'abbassamento dell'edificio reattore dagli attuali 50 metri a 30. Tale intervallo di quattro anni risponde alla necessità di rappresentare l’alea legata alla natura prototipale di molte attività di decommissioning, con la data centrale più probabile come anno di fine dei lavori. Raggiunta questa prima fase, i rifiuti radioattivi, già condizionati e stoccati nei depositi temporanei del sito, saranno pronti per essere trasferiti al Deposito Nazionale.”
La nuova preoccupazione nasce proprio in quest’ultima frase, ovvero nel fatto che i rifiuti radioattivi saranno trasferiti al Deposito Nazionale. Il Deposito Nazionale è infatti un’infrastruttura ambientale dove mettere tutti i rifiuti radioattivi derivanti dal decommissioning di tutte le centrali nucleari d’Italia e di tutti i rifiuti radioattivi generati da altre attività. Dei circa 90.000 metri cubi di rifiuti radioattivi che il deposito dovrà ospitare, circa il 60% deriverà dalle operazioni di smantellamento degli impianti nucleari, mentre il restante 40% dalle attività di medicina nucleare, industriali e di ricerca, che continueranno a generare rifiuti anche in futuro.
Il 2 gennaio 2015 Sogin ha consegnato ad ISPRA la proposta di Carta delle Aree Potenzialmente Idonee (CNAPI) ad ospitare il Deposito Nazionale tra cui compare anche la Centrale di Borgo Sabotino. Per elaborare la CNAPI, Sogin ha applicato i Criteri di localizzazione stabiliti dall’ISPRA con la Guida Tecnica n. 29 e indicati dall’IAEA con la Safety Guide n. 29.
Nonostante ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione Ambientale) abbia presentato lo scorso 13 marzo al Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare e al Ministero dello Sviluppo Economico la sua relazione (TOP SECRET) sulla proposta di Carta Nazionale delle Aree Potenzialmente Idonee (CNAPI) alla localizzazione del Deposito Nazionale dei rifiuti radioattivi, il 21 luglio i ministeri dello Sviluppo Economico e dell’Ambiente hanno chiarito in una nota congiunta che, nonostante i tempi siano scaduti, non è stato ancora deciso il sito che ospiterà il deposito in quanto il percorso è complesso ed articolato.
Tuttavia il rischio che Latina sia scelto come deposito nazioanle è elevato. Tale rischio è dettato da ragioni strategiche connesse alla localizzazione del sito di Borgo Sabotino rispetto al resto d’Italia. La presenza di importanti porti nelle vicinanze (Civitavecchia in primis), di una rete ferroviaria e di arterie stradali ad alta percorrenza, la posizione baricentrica rispetto a tutte le infrastrutture nucleari presenti in Italia (le due più grandi centrali sono Latina e Garigliano) lasciano presagire un rischio elevato per i cittadini della città. 
Ecco in sintesi le principali strutture in cui si producono e/o si stoccano rifiuti radioattivi sul territorio nazionale (dal sito www.depositonazionale.it):
    -    4 centrali in decommissioning (Sogin);
    -    4 impianti del ciclo del combustibile in decommissioning (Enea/Sogin);
    -    7 centri di ricerca nucleare (ENEA Casaccia, CCR Ispra, Deposito Avogadro, Sorin Site Management, CESNEF -Centro Energia e Studi Nucleari Enrico Fermi- Università di Pavia, Università di Palermo);
    -    1 centro del Ministero della difesa CISAM (Centro Interforze Studi e Applicazioni Militari);
    -    2 centri di gestione di rifiuti industriali (Alfa Acciai e Beltrame Acciai);
    -    3 centri del Servizio Integrato in esercizio (Nucleco, Campoverde, Protex);
    -    1 centro del Servizio Integrato non più attivo (Cemerad).
In conclusione, alla luce del fatto che attualmente non sono ancora concluse le procedure di identificazione del CNAPI presso i Ministeri incaricati e pertanto non sono state avviate le procedure di consultazione pubblica, alla luce del fatto che il rischio è comune a tutti i cittadini a prescindere dal colore politico, dal credo e dalla classe sociale è importante fare squadra e sfruttare competenze e rappresentanze politiche affinché si eviti che Latina diventi la discarica nucleare d’Italia, adottando il principio che prevenire è meglio che curare.
Il territorio è altamente rappresentato sia a livello di parlamento che di Senato da 4 Deputati e 3 Senatori che vivono in questa città e che saranno costretti a convivere con le scorie nucleari di tutta Italia qualora Latina venga identificata ufficialmente nel CNAPI.
La politica è espressione del popolo e come tale deve unire le forze, a prescindere dall’appartenenza di partito, per combattere una battaglia che vale la salute di migliaia di persone;
e per questo che propongo a tutti i canditati sindaci il “patto contro il nucleare” un patto attraverso il quale chiunque vincerà dovrà portare a livello nazionale la battaglia del nucleare per evitare che Latina diventi la 'discarica nucleare d’Italia'"

Così in una nota Gianni Chiarato
 

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