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Cronaca

Dossier Ecomafia 2019: il Lazio quinto, male Latina per i reati su rifiuti e cemento

Il dossier di Legambiente presentato oggi a Roma. Latina al decimo posto per reati legati al ciclo dei rifiuti, al 15esimo per reati legati al ciclo del cemento

Sono oltre 2mila gli ecoreati commessi nel 2018 nel Lazio, con una media di 5,6 ogni giornio, che portano la nostra regione al quinto posto nella classifica nazionale per illegalità ambientali. A destare preoccupazione sono sempre i reati legati al ciclo dei rifiuti e al ciclo del cemento. E’ quanto emerge, in parte, dal Rapporto Ecomafia 2019 di Legambiente presentato oggi a Roma. Nel corso della presentazione sono stati affrontati non solo i temi caldi legati ai reati ambientali ma sono stati snocciolati anche i numeri di infrazioni, reati, arresti, sequestri, nel ciclo illegale dei rifiuti, abusivismo edilizio, incendi dolosi e corruzione in materia ambientale. 

La situazione nel Lazio

Da quanto emerge nel rapporto, nel 2018 è stato registrato un calo del numero netto delle infrazioni nel Lazio passate dalle 2.684 del 2017 alle 2.062 dell’anno appena trascorso. Nonostante questo la nostra regione rimane quella con il numero più alto di illeciti ambientali, il 7,7% sul totale nazionale, dopo le quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa

Il ciclo dei rifiuti

“Il ciclo dei rifiuti continua a segnare il maggior numero di reati tra gli altri reati nel Lazio, sesta tra le regioni per reati accertati con 545 infrazioni accertate, 704 denunce, 15 arresti e 242 sequestri” si legge in una nota di Legambiente Lazio. La Città Metropolitana di Roma è la terza provincia per il numero di illegalità del ciclo dei rifiuti con 201 infrazioni accertate (3,8% sul totale nazionale), 177 denunce, 7 arresti e 96 sequestri. Non va meglio la provincia di Latina che si posiziona al 10° posto assoluto, con 113 infrazioni accertate, 120 denunce e 65 sequestri. Seguono quella di Frosinone con 60 infrazioni, 152 denunce e 25 sequestri; quella di Viterbo con 51 infrazioni, 50 denunce e 21 sequestri e, infine, quella di Rieti con 30 infrazioni, 29 denunce, 2 arresti e 12 sequestri. “Nota positiva - commenta Legambiente Lazio - è il calo del numero di arresti operato dalle forze dell'ordine che è pari a zero nelle tre province di Latina, Frosinone e Viterbo e il netto calo delle infrazioni accertate nel ciclo dei rifiuti nella provincia di Frosinone che passa da 167 infrazioni nel 2017 alle 60 del 2018 non rientrando, pertanto, nei primi 10 posti della classifica provinciale dove, lo scorso anno, occupava il 5° posto”.

Il ciclo del cemento

“Se lo scorso anno i reati legati al ciclo del cemento erano in netto calo rispetto agli anni precedenti lo stesso non può dirsi per i dati relativi al 2018. L'abusivismo edilizio, infatti, torna a crescere in maniera esponenziale arrivando a toccare gli stessi numeri di tre anni fa, forse perché, per la prima volta, rientrano nel conteggio anche le infrazioni verbalizzate dal Comando carabinieri per la tutela del lavoro in materia di sicurezza, abusivismo, caporalato nei cantieri e indebita percezione di erogazioni ai danni dello Stato”. Il Lazio nella classifica per regioni occupa il 4° posto con 514 infrazioni (7,8% su totale nazionale), 625 denunce, 7 arresti e 162 sequestri mentre la peggior provincia è Roma che al 6° posto nella graduatoria provinciale con 199 infrazioni accertate. La provincia di Latina (al 15esimo posto), che nel 2017 occupava il 6° posto nella classifica provinciale, vede anche quest'anno un netto calo dei reati sull'abusivismo edilizio con 122 infrazioni accertate (erano 144 nel 2017), 152 denunce, 1 arresto e 43 sequestri; segue la provincia di Frosinone con con 69 infrazioni, 66 denunce e 11 sequestri; quella di Viterbo con 63 infrazioni, 81 denunce e 7 sequestri; e quella di Rieti con 52 infrazioni, 71 denunce, 6 arresti e 5 sequestri. 

Incendi e corruzione

“Una nota positiva nella nostra regione - fanno notare da Legambiente - si riscontra sul fronte degli incendi in quanto continua il trend positivo di calo. Infatti, se rispetto ai dati riferiti all'anno 2016, il Lazio occupava il 4° posto nella classifica regionale con 436 infrazioni accertate, già l'anno successivo scendeva al 6° posto fino ad arrivare, nei dati del rapporto presentato oggi, ad occupare l'ottavo posto con 105 infrazioni, 12 denunce, 1 arresto e 1 un sequestro. 

La corruzione in materia ambientale triste primato, anche quest'anno, per il Lazio che, nella classifica regionale sulla corruzione ambientale, si conferma al primo posto. Determinante nella commissione degli ecoreati, la corruzione, purtroppo, è ben radicata nel nostro territorio: infatti, se nella quattro regioni a tradizionale insediamento mafioso si sono contate 43 inchieste, che fanno il 43% sul totale, è il Lazio la regione con il numero più alto (23), 137 denunce, 82 arresti e 2 sequestri, seguita da Sicilia, Lombardia, Calabria e Campania. La corruzione in materia ambientale è in netta crescita se si guardano i dati raccolti da Legambiente a partire dal 2010, complice, forse, l'alto valore economico dei vari progetti che diventa terreno fertile per le infiltrazioni di organizzazioni criminali che, invece di battersi per l'interesse pubblico sostengono esclusivamente interessi privati a beneficio, quindi, del singolo e a discapito della collettività”.

I commenti 

“Se lo scorso anno le tante piogge hanno aiutato a contrastare i reati di tipo incendiario, è nel ciclo del cemento che continua ad essere necessaria più vigilanza diretta da parte dei comuni - conclude  Roberto Scacchi, presidente di Legambiente Lazio -. Sia in provincia di Roma che in quella di Latina  sulle altre, terremo alta l’attenzione su tutti gli illeciti da cemento illegale. L’abusivismo edilizio deve essere affrontato con molta durezza, perché con i mutamenti climatici ai quali assistiamo, ogni metro quadro di cemento al posto di aree naturali, aumenta i rischi idrogeologici, i fenomeni erosivi costieri, le possibilità di frane e alluvioni, con conseguenze drammatiche per l’ambiente e per la collettività. In questo senso va posta maggior tutela e attenzione a quanto avviene intorno alle acque interne, valorizzando sempre meglio i percorsi verso i Contratti di Fiume”.

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