Cronaca Aprilia

Doppia intimidazione ad Aprilia, vittime due parrucchieri: tre giovanissimi arrestati

In manette tre ventenni; i fatti il 13 e il 18 dicembre scorso quando colpi di pistola furono esplosi contro l'abitazione e l'attività dei due negozianti. Ma le indagini della polizia sono ancora in corso

Sono tre giovanissimi i presunti responsabili di un doppio atto intimidatorio avvenuto nel dicembre scorso nei confronti di due parrucchieri di Aprilia.

I tre ragazzi arrestati oggi al termine di indagini velocissime condotte dagli uomini della Squadra Mobile e coordinate dal pm Gregorio Capasso che hanno portato alle ordinanze firmate dal gip del tribunale di Latina Guido Marcelli ed eseguite questa mattina all'alba. In carcere è finito un ragazzo di 23 anni, con precedenti per rapina, mentre i suoi due amici di 20 e 21 anni, incensurati, sono stati ristretti ai domiciliari. Per loro le accuse sono di tentata estorsione aggravata dall’uso delle armi e porto illegale di arma comune da sparo.

GLI ATTENTATI - I fatti il 13 e il 18 dicembre scorso quando in due diverse occasioni alcuni colpi di fucile a pompa furono esplosi prima contro l’abitazione e poi contro l’attività dei due parrucchieri ad Aprilia. Nella notte del 13 dicembre i tre sono entrati in azione per la prima volta: giunti davanti l'abitazione dei due negozianti ad una distanza di 30 metri hanno sparato due colpi contro il portone. A premere il grilletto è uno dei tre giovanissimi che ascoltato oggi in Questura dopo gli arresti ha fatto una mezza ammissione rispetto a quanto accaduto quella notte: "Sono stato preso e portato lì per sparare". Passano solo cinque giorni e altri due colpi di fucile vengono esplosi questa volta contro il negozio dei due parrucchieri che, terrorizzati, dopo aver sporto denuncia la in un primo momento ad un commissariato di Roma ora si rivolgono alla Questura di Latina.

LE INDAGINI - A quel punto prendono il via le indagini degli uomini della polizia. Elementi utili arrivano dai filmati delle telecamere di videosorveglianza che si trovano nei pressi dell'attività commerciale delle vittime e della loro abitazione, ma ancor più dalla testimonianza di uno dei due parrucchieri che la notte del 13 dicembre dopo aver sentito gli spari si è affacciato alla finestra vedendo una Opel Corsa vecchio tipo fuggire via. La stessa auto che poco dopo l'atto intimidatorio era stata fermata dai carabinieri nei pressi dell'abitazione dei due parrucchieri senza che a carico dei ragazzi venisse riscontrato qualche elemento sospetto.

Ma è proprio a partire dall'auto, che appartiene ad uno dei tre ragazzi arrestati, che partono le indagini della squadra mobile guidata dal vicequestore Tommaso Niglio e in particolare della sezione omicidi diretta da Giocacchino Di Naro, grazie alle quali è stato possibile risalire a gravi indizi di colpevolezza a carico dei tre ragazzi, uno dei quali conoscerebbe le vittime con le quali circa due anni prima aveva avuto una lite per futili motivi.

PARLA IL CAPO DELLA MOBILE TOMMASO NIGLIO

IL MOVENTE, IL MANDANTE E IL FUCILE - Proseguono intanto le indagini per risalire al movente del doppio atto intimidatorio, dal momento che appare inverosimile la possibilità che possa riferirsi all'alterco tra uno dei responsabili e i due parrucchieri. Sembra dunque plausibile che dietro ai tre ragazzi che hanno materialmente agito premendo il grilletto del fucile, ci possa essere una quarta persone, il vero mandante dei due attentati. Intanto sono in corso perquisizioni finalizzate al rinvenimento del fucile utilizzato per il grave atto intimidatorio.

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