Dono Svizzero di Formia, ospedale in emergenza. La denuncia del consigliere Simeone

Il presidente della commissione regionale Sanità segnala gravi carenza nel nosocomio ed emergenze strutturali

L'ospedale Dono Svizzero di Formia

"L'ospedale Dono Svizzero di Formia è in uno stato di assoluta emergenza. Chiuso in un abisso di carenze. Affossato dalla mancanza di adeguato personale per assicurare la piena funzionalità dei reparti e l’erogazione di servizi ai cittadini". E' la situazione segnalata dal consigliere regionale e presidente della commissione Sanità Giuseppe Simeone. 

"Una situazione - spiega il consigliere di FI - che evidenziamo da oltre cinque anni, recependo il grido di allarme di utenti e personale, e su cui con spirito propositivo abbiamo sempre chiesto risposte che, purtroppo, da parte di Zingaretti non sono mai arrivate. Fa piacere in questo contesto che anche l'esponente del Pd, Francesco Carta, abbia finalmente preso atto di un'emergenza strutturale su cui non si può continuare ad agire solo seguendo la politica degli annunci. Un ospedale come quello di Formia, riferimento per tutto il comprensorio centro sud della provincia di Latina, non può continuare a sopravvivere tra stenti e disagi. È inaccettabile che l’ospedale di Formia sia Dea di I livello ma solo sulla carta. Che servizi fondamentali per l’emergenza urgenza cui la struttura è deputata, come la cardiologia o l’emodinamica, operativa solo sei ore al giorno dalle 8 alle 14 dal lunedì al venerdì, non possano essere assicurati a causa della carenza di personale"

Simeone denuncia  un quadro preoccupante, con "ortopedia che rischia la chiusura perchè si regge sulla presenza di soli tre medici che non riescono a coprire i turni e la notte fa ricorso alla reperibilità" e la ginecologia che "tira a campare facendo leva su medici esterni in rapporto libero professionale". I dipartimenti inoltre restano, fatte alcune eccezioni, ancora privi di primari. "Falle che si accentuano se pensiamo che il Dono Svizzero di Formia - agigunge - rappresenta un riferimento anche per il Fiorini di Terracina e il San Giovanni di Dio di Fondi, a loro volta costretti ad un limbo di incertezze. Di fronte a questi elementi la Regione Lazio guidata di Zingaretti anziché rimboccarsi le maniche e passo dopo passo dare risposte ai cittadini ha pensato di proseguire sulla strada di una sanità al ribasso. Tanto che oggi gli unici atti amministrativi esistenti parlano di ulteriori tagli e di ennesime scelte al ribasso nell’offerta sanitaria pontina. Se Zingaretti non recepirà le nostre richieste a breve la nostra provincia sarà privata anche di quei presidi fondamentali nell’organizzazione della rete territoriale che i Punti di primo intervento rappresentano. Basti pensare che solo i Ppi di Minturno e Gaeta contano su circa 35mila accessi l’anno che in assenza di qualsiasi altra alternativa si riverseranno inevitabilmente, anche per una puntura di insetto, sul pronto soccorso di Formia già allo stremo". 

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