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Martedì, 31 Gennaio 2023
Il processo

Estorsioni in carcere, Renato Barbieri condannato a dieci anni

L’uomo costringeva con le minacce il compagno di cella a far versare dai familiari denaro e ricariche Postepay

Dieci anni di carcere, due in più rispetto a quelli richiesti dall’accusa. Questa la condanna inflitta dal giudice monocratico del Tribunale di Latina Francesco Valentini a Renato Barbieri, 56enne del capoluogo pontino accusato di avere estorto denaro ad un compagno di cella all’interno del carcere di via Aspromonte e di avere detenuto un cellulare in violazione alle norme che vietano l’accesso indebito a dispositivi idonei alla comunicazione da parte di detenuti.

La sentenza, arrivata nel tardo pomeriggio di ieri, ha coinvolto anche altri tre indagati: Veronica Anzovino, assistita dall’avvocato Moreno Gullì, condannata a un anno e mezzo solo per favoreggiamento mentre il pubblico ministero Andrea D’Angeli aveva chiesto 5 anni e 8 mesi per estorsione; Stefano Berto, difeso da Alessia Vita e Leone Zeppieri, condannato a un anno e due mesi e Roberta Barbieri, sorella di Renato, difesa dall’avvocato Francesca Roccato, che è stata assolta con formula piena. 

I fatti oggetto del procedimento risalgono al periodo compreso tra agosto e settembre 2019 quando i carabinieri di Latina hanno avviato un’indagine sulla scorta della denuncia di Antonio Cervollini, compagno di cella di Barbieri nella casa circondariale di Latina. . Le indagini hanno accertato che un detenuto della casa circondariale di Latina: la vittima ha raccontato di essere stato sottoposto ad estorsione, con minacce di aggressioni fisiche ed essere stato costretto attraverso i suoi parenti, ad effettuare ricariche postepay e a consegnare denaro in contante alla moglie di Barbieri. Quest'ultima era già stata arrestata in flagranza di reato per estorsione, alcune settimane prima al termine di un servizio di pedinamento, in possesso della somma di 950 euro appena ricevuta dalla moglie della vittima dell'estorsione. 

Barbieri, considerato l'organizzatore e il promotore dell'attività illecita, per impartire le disposizioni all'esterno del carcere, utilizzava un microtelefono cellulare completo di caricabatteria che nascondeva illegalmente nella sua cella.

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