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Gina Cetrone al giudice: "E' stato Riccardo a contattarmi, mi ha costretto ad affidargli l'attacchinaggio"

L'ex consigliere regionale interrogata a Rebibbia respinge le accuse. Ascoltato anche il marito Umberto Pagliaroli

Si è difesa negando ogni accusa Gina Cetrone, arrestata ieri mattina insieme al marito Umberto Pagliaroli e a tre esponenti del clan Di Silvio – Armando, Samuele e Gianluca – nell’ambito di un’operazione coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia.

L'imprenditrice ed ex consigliere regionale, assistita dall’avvocato Lorenzo Magnarelli, è stata ascoltata questa mattina presso il carcere di Rebibbia ed ha risposto alle domande del giudice per le indagini preliminari Antonella Minunni. 

Per circa due ore e mezza la donna si è difesa respingendo tutte le accuse e contestando ogni singolo episodio che le viene attribuito: secondo il suo racconto non sarebbe stata lei a cercare Agostino Riccardo, uno dei due pentiti che l’ha chiamata in causa insieme a Renato Pugliese: al contrario sarebbe stato lui a costringerla ad affidare al gruppo del clan Di Silvio il lavoro di affissione dei manifesti per la campagna elettorale del 2016. A conclusione dell’interrogatorio di garanzia la difesa ha depositato una richiesta di scarcerazione sostenendo che non c’è rischio di inquinamento delle prove né quello della reiterazione del reato. Il gip si è riservato.

Sempre questa mattina sono stati ascoltati su rogatoria anche Samuele Di Silvio che si è avvalso della facoltà di non rispondere, e Umberto Pagliaroli, il marito della Cetrone assistito dall’avvocato Cesare Gallinelli. Saranno invece interrogati domani Armando e Gianluca Di Silvio.

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