Cronaca

Estorsioni e minacce per un debito, pesanti condanne per i Ciarelli

Il procedimento scaturisce da un'indagine della Mobile di Latina: nove anni per Carmine Ciarelli, dieci per Pasquale e Ferdinando

Quattro condanne e un’assoluzione nell’ambito del processo che vede imputati alcuni membri della famiglia Ciarelli e altri giovani pontini: secondo l’accusa, alcuni di loro si sarebbero resi responsabili di tentativi di estorsioni, violenze fisiche e umiliazioni nei confronti di tre persone che non avrebbero pagato un debito contratto da un familiare.

I giudici del collegio penale, presieduto da Pierfrancesco De Angelis, hanno emesso la sentenza questo pomeriggio, condannando a nove anni Carmine Ciarelli, leader del clan, sopravvissuto all’attentato del 2010. Dieci anni di reclusione per Pasquale, classe 84 e Ferdinando, 32 anni, due in più di quanto chiesto dal pm Valerio De Luca.

Tre anni e quattro mesi per Monia Izzo, che rivestiva un ruolo minore nella vicenda. Assolto con formula piena da tutte le contestazioni Mario Carboni, assistito dall’avvocato Amleto Coronella. Nel collegio difensivo anche Gaetano Marino e Sandro Marcheselli.

Il procedimento nasce da un’indagine della squadra mobile in cui confluiscono diverse vicende, di cui i cinque rispondevano a vario titolo. Alla base di minacce ed estorsioni, aggravate dalle lesioni, secondo la ricostruzione dell’accusa, ci sarebbe un debito che un parente della parti offese avrebbe contratto con i Ciarelli per aver acquistato un chilo di cocaina che non aveva pagato, perché arrestato dopo poco. Non potendo riscuotere il denaro, i rom si sarebbero rivalsi su alcuni dei suoi familiari. In alcuni casi alcune le vittime sarebbero state picchiate.

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