Cronaca Latina Scalo

Ex Gambro, la sentenza:dichiarata illegittima la cessione alla Scm

La consigliera regionale Giancola dopo la sentenza della Corte d'Appello di Roma che ha accolto il ricorso di alcuni lavoratori: "Ancora una volta la legge libera gli operai. ora occorre un serio piano di rilancio"

La sentenza della Corte d’Appello di Roma, sezione lavoro, sul ricorso promosso da alcuni lavoratori ex Gambro che avevano impugnato nel 2009 la cessione a Scm, è stata emessa nelle scorse ore ribaltando di fatto quella pronunciata dai giudici in primo grado, e dichiarando illegittima l’operazione che ha consegnato Gambro a Scm.

La notizia, che è stata accolta di buon grado dai lavoratori, anche se per capire effettivamente cosa accadrà bisognerà ancora aspettare qualche tempo, ha comunque fornito lo spunto alla consigliera regionale del gruppo Per il Lazio, Rosa Giancola, per una riflessione sulla situazione della ex Gambro e della realtà pontina.

“Oggi una sentenza della Corte d’Appello di Roma avvalora ciò che avevamo sostenuto: troppo spesso dietro le operazioni di cessioni aziendali si nascondono operazioni poco chiare che non sono supportate da seri piani industriali che garantiscano produttività e livelli occupazionali. Ancora una volta è stata la legge a liberare i lavoratori”.

“Per gli operai è una vittoria importante che potrebbe aprire nuovi scenari – continua Rosa Giancola –. La storia della Scm e il conseguente fallimento dichiarato nei mesi scorsi è la prova che in questa operazione di cessione i lavoratori non sono stati tutelati da un piano industriale serio. Ora occorre vigilare su un processo trasparente che potrebbe rilanciare l’azienda. Parliamo infatti di un sito ancora appetibile per altri imprenditori e in grado di tornare ad essere produttivo”.

La sentenza della Corte d’Appello aprirà probabilmente la strada all’esame di un secondo ricorso analogo già proposto da altri ex operai Gambro. “Il contesto in cui si verificano situazioni come quella di Scm – conclude la consigliera regionale -  è la totale mancanza di un serio piano di rilancio territoriale e nazionale e di interventi a favore dell’occupazione. Il punto di partenza è un diverso approccio al tema del lavoro e delle crisi aziendali. La competitività di un territorio non si misura solo su quanto costa il lavoro di un operaio, ma sul fatto che il suo prodotto sia strategico e innovativo e che risponda a criteri di qualità”.

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