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Lo stadio, il Latina Calcio e la soggezione dei dipendenti comunali verso Maietta

"Non mi fare la guerra o diventa un casino". La registrazione di una conversazione tra il presidente del Latina Calcio e uno dei funzionari comunali è la fotografia di un sistema di potere che ha procurato notevoli vantaggi economici alla società sportiva

“Ma tu vuoi fare la guerra a me? Se tu me la vuoi fare, te la faccio io a te. Informati bene chi sono: se mi fai la guerra diventa un casino, risolvi sto problema”. Sono le parole di Pasquale Maietta, deputato in Parlamento e presidente del Latina Calcio, rivolte a Nicola Deodato, funzionario del Comune nel servizio manutenzione impianti sportivi. Il reato ipotizzato è la concussione, perché “con abuso di poteri e qualità” e con “minacce”, costringeva il funzionario ad acquistare, a spese del Comune, un gruppo elettrogeno da destinare alla società Latina Calcio per gli eventi sportivi notturni. Così il gruppo elettrogeno era stato noleggiato, con fondi pubblici e senza la predisposizione di atti amministrativi.

E’ solo uno degli episodi citati nelle carte dell’inchiesta, ma testimonia quel clima di “soggezione” in cui operava il Comune rispetto ai vertici della società sportiva, evidentemente anche per timore di eventuali ritorsioni. Un aspetto sottolineato  anche dal procuratore capo della Repubblica Andrea De Gasperis e sottolineato da altri passaggi dell’ordinanza in cui si fa riferimento al pagamento mai richiesto del canone di affitto dello stadio, ai lavori di ampliamento a carico dell’amministrazione e non della società, ai 400mila euro del Comune utilizzati per realizzare le tribune.

Pasquale Maietta è infatti indagato e attualmente la richiesta di custodia cautelare è sospesa in attesa dell'autorizzazione a procedere della Camera dei Deputati. 

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