Cronaca Fondi

Arrestato in Brasile il latitante Iacozza, affiliato al clan Zizzo: deve scontare nove anni

L'uomo, coinvolto nell'operazione San Magno e considerato un pusher di altissimo spessore criminale, era scomparso da Fondi nel 2017

E’ finita nei giorni scorsi in Brasile la latitanza che durava  da quattro anni di Massimo Iacozza,, 43 anni, di Fondi con precedenti per reati in materia di armi e stupefacenti, conosciuto negli ambienti criminali con il soprannome di Varenne per la sua capacità di correre a bordo di autovetture durante l’attività di pusher, e considerato uomo di fiducia del clan Zizzo.  All’individuazione e all’arresto dell’uomo si è arrivati grazie ad una lunga attività investigativa condotta dalla Polizia di Stato e dalla Polizia Federale Brasiliana, sotto il coordinamento della Procura Generale presso la Corte d’Appello di Roma.

Le indagini, dirette dal Sostituto Procuratore Generale Alberto Cavallone, sono state portate avanti da un pool di agenti della sezione Antidroga della Squadra Mobile di Latina e della Squadra di Polizia Giudiziaria del Commissariato di Fondi, in collaborazione con il Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato.

Tra ottobre e novembre 2019, il gruppo investigatori ha avviato le ricerche, anche attraverso attività di intercettazione telefonica ed ambientale, per arrivare a Iacozza, latitante dal maggio del 2017 con a carico una sentenza di condanna a nove anni di carcere per reati in materia di stupefacenti. E’ emerso così che l’uomo aveva lasciato il territorio nazionale e si era allontanato definitivamente da Fondi, di cui è originario. Dopo circa un anno è stato localizzato in Brasile, alla periferia di San Paolo, dove lavorava per un’impresa di costruzioni.

In questi mesi le indagini sono proseguite oltre oceano fino all’arresto in attesa che venga estradato. Nel 2011 Iacozza venne arrestato assieme a Elvio Gentili e Giovanni De Salvo che nascondevano in un edificio rurale, in provincia di Roma, 295 chili di hashish, e numerose cartucce di vario calibro. Lo spessore criminale di Iacozza, che intrattiene rapporti con personaggi del calibro di Gentili e De Salvo, quest’ultimo arrestato per un omicidio, assieme al noto capoclan Michele Senese, trova ulteriore riscontro nelle indagini che nell’anno 2012, portano al suo arresto, nell’ambito dell’operazione “San Magno”, unitamente ad altre 30 persone. Proprio nell’ambito di quella indagine è stata ipotizzata la sua appartenenza al gruppo criminale capeggiato da Carlo Zizzo e da suo fratello Alfiero, indagati per associazione a delinquere finalizzata allo spaccio di stupefacenti e detenzione abusiva di armi.

Nel contempo, Iacozza venne individuato come facente parte di un più vasto gruppo criminale dedito allo spaccio di droga anche in ambito internazionale ed inserito nelle risultanze dell’operazione denominata convenzionalmente «Castillos», la quale aveva portato al sequestro di 500 chili di hashish attraverso indagini che documentavano l'esistenza di due agguerriti gruppi criminali guidati l'uno dal leader degli ultrà della Lazio Fabrizio Piscitelli e l'altro da Paolo Diana.

Dopo due circa due anni trascorsi in carcere, Iacozza aveva ottenuto gli arresti domiciliari presso la sua abitazione di Fondi ma prima della emissione della sentenza definitiva di condanna della Corte di Cassazione nel maggio del 2017, che lo condannava a una pena detentiva di nove anni di carcere aveva fatto perdere le proprie tracce, lasciando il territorio nazionale.

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