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Aleppo 2, il comandante dei carabinieri: "Accertate le stesse dinamiche della prima inchiesta"

L'indicazione della Dda è quella di monitorare la situazione dopo aver concluso un'operazione. Così nasce la seconda parte di "Aleppo" a Fondi

L'indicazione della Dda di Roma è chiara: monitorare la situazione dopo un intervento; colpire, vedere cosa succede e poi colpire di nuovo se necessario. Ecco il senso dell'operazione Aleppo 2, un'investigazione nata come prosecuzione di un'indagine conclusa a settembre del 2018 e che aveva già portato allora a una raffica di arresti per il controllo esercitato con metodo mafioso sul settore dei trasporti da e per il Mof di Fondi. Al centro di entrambe le inchieste la famiglia D'Alterio e il capostipite Giuseppe, 64 anni, arrestato nelle due operazioni. 

"Come già avvenuto per altre inchieste - spiega il colonnello Gabriele Vitagliano, comandante provinciale dei carabinieri - ci sono dei seguiti di indagine e ce ne saranno ancora. Se il monitoraggio lo rende necessario, interveniamo di nuovo. La giustizia non può colpire e poi disinteressarsi". In questo caso le dinamiche di controllo della concorrenza sull'indotto del Mof accertate nella prima operazione Aleppo sono rimaste identiche nonostante l'ondata di arresti del 2018. "Quando si radica nella popolazione e nel sistema economico una forma di timore nei confronti di soggetti vicini alla criminalità organizzata - spiega ancora il comandante provinciale - quel timore resta latente e se gli interessati vogliono continuare ad esercitarlo devono solo parlare". 

I carabinieri hanno dunque accertato che il regime di monopolio dei trasporti nel Mercato ortofrutticolo di Fondi proseguiva, dopo l'uscita di scena della Suprema srl, con altre ditte messe in piedi e gestite dalla stessa famiglia d'Alterio. Dunque, tutto doveva continuare come prima come prima. 

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