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Cronaca Fondi

I vertici del gruppo criminale e le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia: così veniva gestito lo spaccio a Fondi

I risvolti dell'indagine Jars, che ha portato i carabinieri del nucleo investigativo a smantellare un sodalizio nella città del sud pontino

Sono Alessio Ferri e Andrea Pannone, rispettivamente di 47 e 51 anni, i due uomini considerati al vertice dell'organizzazione criminale dedita al traffico di stupefacenti smantellata nell'operazione Jars condotta dai carabinieri del nucleo investigativo di Latina. 

Il primo, secondo quanto emerge dalle carte dell'ordinanza risulta cresciuto negli ambienti criminali vicini ai Trani. Per gli investigatori è il "leader del sodalizio che intendeva ottenere il monopolio sulla piazza di spaccio di Fondi" senza esitare a ricorrere alla violenza. Per gestire i traffici in città poteva contare su un gruppo coeso e articolato secondo una scala gerarchica composta da Marco Wilso Tuccinardi, Giacomo Sfragano e Marco Simeone e poi su una rete di pusher finiti indagati nell'inchiesta. Lo stesso Alessio Ferri si occupava del rifornimento dello stupefacente per il tramite dell'albanese, Adiis Shyti. Nelle numerose conversazioni intercettate emerge "sia il suo ruolo di leader sia la sua attitudine alla violenza". Accanto lui c'è Andrea Pannone, gravato da precedenti per rapina, violenza e resistenza a pubblico ufficiale, danneggiamento, spaccio, ricettazione e tentata estorsione. "Risultava legato - si legge nell'ordinanza - al clan Zizzo, consorteria operante a Fondi e capitanata da Carlo Zizzo". Conosciuto con il soprannome di Tyson, evidentemente per le sue doti di pugile e per l'indole violenta, Pannone viene descritto come "il leader silenzioso e temuto del sodalizio". Il suo ruolo era quello di vertice e finanziatore del gruppo, una "posizione indiscussa sia dagli altri sodali che dagli altri soggetti orbitanti nel circuito criminale, anche in ragione della elevatissima inclinazione alla violenza manifestata da Pannone e dalla dimostrata capacità di prevalere anche su gruppi consolidati". 

Ogni tassello dell'indagine viene ricostruito grazie ai servizi di osservazione e alle intercettazioni telefoniche tra gli indagati, a cui forniscono riscontro puntuale le dichiarazioni di alcuni personaggi chiave, pienamente inseriti nell'ambiente criminale dello spaccio a Fondi e poi diventati collaboratori di giustizia. Sono loro infatti a descrivere con chiarezza un quadro che vede la presenza di due opposte fazioni: quella che fa capo ai Del Vecchio (non indagati in questa inchiesta) e a Lauretti e quella di Ferri e Pannone. Proprio i collaboratori di giustizia sembrano offrire anche una chiara chiave di lettura per una lunga serie di attentati incendiari consumati a Fondi negli anni scorsi e legati a una lotta per il predominio.  

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