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Venerdì, 20 Maggio 2022
Il caso / Fondi

Estorsioni e autoriciclaggio al Mof, D’Alterio condannato a 11 anni e 4 mesi

La sentenza del processo ‘Aleppo I’ a carico di Peppe o ‘marocchino. Escluso il metodo mafioso

Si è chiuso con una condanna a undici anni e quattro mesi di carcere il processo a carico di Giuseppe D’Alterio per l'inchiesta Aleppo I. Il secondo collegio penale del Tribunale di Latina ieri sera, dopo due ore di camera di consiglio, ha emesso la sentenza riconoscendolo colpevole di intestazione fittizia, autoriciclaggio ed estorsione e infliggendogli una pena superiore a quella richiesta dal pubblico ministero Luigia Spinelli che aveva chiesto dieci anni di carcere. E’ stata però esclusa l’aggravante del metodo mafioso ed è arrivata un’assoluzione dal reato di illecita concorrenza. L’indagine ‘Aleppo I’ era stata coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia e aveva portato alla luce un sistema attraverso il quale Peppe ‘o marocchino e la sua famiglia monopolizzavano il sistema del trasporto delle merci all’interno del Mercato ortofrutticolo di Fondi anche grazie ai rapporti con alcuni gruppi camorristici della Campania imponendo anche una tassa ai movimenti effettuati da altre ditte del centro commerciale del sud pontino.

Gli altri componenti della famiglia arrestati con lui hanno scelto una strada processuale diversa, quella del rito abbreviato e nel processo davanti al gup di Roma a luglio 2019 sono state condannate Luigi D'Alterio a 6 anni e quattro mesi, Anna D'Avia a 2 anni, Melissa D'Alterio a 3 anni e 4 mesi e Armando D'Alterio a 3 anni, 6 mesi e 20 giorni. Nell’udienza conclusa ieri sera, prima che i giudici entrassero in camera di consiglio, aveva concluso il legale del 65enne imputato, l’avvocato Francesco Nania, che aveva chiesto l’assoluzione e in subordine l’esclusione dell’aggravante mafiosa.

In serata la sentenza di condanna a 11 anni e 4 mesi contro la quale la difesa ha già preannunciato ricorso. Il Tribunale ha anche disposto l’invio degli atti alla Procura affinché proceda per il reato di false dichiarazioni nei confronti di due parti offese che durante la loro testimonianza in aula avevano negato di essere state vittime di estorsione: secondo i giudici quelle dichiarazioni non erano veritiere.

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