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Confisca dei beni a Vincenzo Zangrillo, le precisazioni dell'avvocato: "Nessun legame con la Camorra. Querelato Trano"

Due mesi fa la conferma del provvedimento da parte della Corte d'Appello, ora impugnato e in attesa dell'udienza in Cassazione

Due mesi fa lera arrivava dalla Corte di Appello di Roma la conferma della confisca dei beni, per un valore complessivo di oltre 22 milioni di euro, nei confronti dell'imprenditore di Formia Vincenzo Zangrillo. Già a marzo del 2018, la Dia aveva confiscato l'ingente patrimonio dell'uomo tra le province di Latina, Frosinone, Isernia e Napoli. Ora arrivano le precisazioni dell'avvocato Raffaella Flore che assiste l'uomo nei suoi procedimenti e che precisa come l'imprenditore sia stato "ingiustamente associato alla camorra". Il riferimento, in particolare, è al commento del deputato pontino Raffaele Trano subito dopo la conferma della confisca.

"Il deputato - scrive il legale - associa Vincenzo Zangrillo alla Camorra attribuendogli addirittura un ruolo apicale e alludde al fatto che i beni confiscati con decreto di Corte di Appello siano beni mafiosi. Queste dichiarazioni sono lesive della reputazione e destituite di fondamento, e per questo motivo Vincenzo Zangrillo ha sporto denuncia querela per diffamazione contro l'onorevole Trano. I giudici delle misure di prevenzione di Roma - prosegue l'avvocato - hanno confermato la confisca dei beni a Zangrillo perché si sostiene abbiano provenienza illecita per delitti contro il patrimonio, giammai per appartenenza ad un'associazione di stampo mafioso. Peraltro il decreto è stato impugnato e si è in attesa di fissazione di udienza in Cassazione".  

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