Fiumi di droga dalla Spagna al sud pontino: 22 arresti. Armi e bombe per eliminare i rivali

L'operazione Touch & Go scattata all'alba del 1° luglio, coordinata dalla Dda di Roma. Ai vertici del gruppo due fratelli napoletani vicini al clan Licciardi. Contestato il metodo mafioso

Un'indagine durata oltre quattro anni, un lavoro lungo e silenzioso che i carabinieri della compagnia di Formia e del comando di Latina hanno condotto, sotto il coordinamento della Dda di Roma, per smantellare un gruppo criminale potente e pericoloso che da Napoli si era infiltrato nel sud pontino per gestire il mercato della droga, da Cassino alla provincia di Caserta passando per le località di mare della provincia pontina, Formia, Gaeta e Minturno, scalzando anche i gruppi locali che si occupavano di spaccio. L'operazione Touch & Go è scattata alle prime luci dell'alba di oggi, 1° luglio, con 22 arresti, 21 dei quali in carcere e uno ai domiciliari, a carico di altrettanti personaggi accusati a vario titolo di associazione finalizzagta al traffico di stupefacenti, possesso di armi e materiali esplodenti, minacce, violenza privata e lesioni, con l'aggravante di aver agito con metodo mafioso.

Operazione Touch & Go: i nomi degli arrestati

I vertici dell'organizzazione legati alla camorra napoletana

Al vertice dell'organizzazione i due fratelli Scotto, Domenico e Raffaele, originari di Napoli, del quaertiere di Secondigliano, che, importando metodi tipici della camorra, avevano deciso di conquistare il mercato della droga nel sud pontino arruolando manovalanza locale e costituendo una fitta rete di pusher. Il gruppo si era dato un’organizzazione piramidale che assegnava poi ruoli specifici a ciascun componente: dai corrieri che si occupavano di importare la droga agli spacciatori fino a coloro che si occupavano di custodire i carichi di merce proveniente dall’estero.

Operazione Touch & Go - il video

Il controllo del territorio con intimidazioni di fuoco

Per assumere completamente il controllo si erano imposti sul territorio, arrivando addirittura a trasferirsi in pianta stabile nella zona di Minturno-Scauri, senza esitare a ricorrere alla violenza e alle intimidazioni di fuoco per scalzare le organizzazioni criminali locali e raggiungere l’egemonia nel mercato dello spaccio. Due in particolare gli attentati opera del gruppo, accertati dagli investigatori: bombe destinate a personaggi rivali che davano fastidio nel traffico di stupefacenti. In un caso i carabinieri, nel 2016, erano riusciti, grazie all’attività investigativa già partita, a sventare il 17 febbraio del 2016 la deflagrazione di una bomba che era stata confezionata a Napoli e poi posizionata sul territorio per intimidire i concorrenti. In un altro caso l’ordigno era invece scoppiato (il 28 febbraio dello stesso anno) provocando danni, mentre in un’altra occasione alcuni componenti dell’organizzazione avevano fatto irruzione in una pizzeria armati e avevano colpito il titolare con il calcio della pistola. Dopo le intimidazioni, si passava però alle “assunzioni” e non di rado i concorrenti finivano per passare dalla parte dell’organizzazione più forte. Nessun dubbio sul fatto che le armi fossero a portata di mano e che l’organizzazione non esitasse a usarle. La conferma arriva dal sequestro, nel corso di una perquisizione domiciliare a carico di uno degli indagati, di una pistola con matricola abrasa e di tute da sub che dovevano servire per non essere contaminati da tracce di polvere da sparo. Pestaggi, minacce, violenze erano poi riservate a chi non pagava la merce, con metodi dunque tipicamente mafiosi.

I dettagli dell'operazione dei carabinieri - Il video

La droga proveniente dalla Spagna

La droga, soprattutto hashish, cocaina e shaboo, proveniva dalla Spagna e ad occuparsi degli ordinativi erano i due fratelli Scotto, considerati vicini al clan camorristico Licciardi, senza però mai “sporcarsi le mani”. I viaggi dello stupefacente erano infatti per lo più affidati a corrieri, che la trasportavano in auto, ben nascosta, approfittando anche di viaggi familiari in compagnia di mogli e figli. I carichi raggiungevano la città di Napoli e il quartier generale di Secondigliano per poi essere smistata nella provincia pontina, con particolare riferimento a Formia e Scauri.

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Chili di droga e armi: i sequestri nel corso delle indagini

Nel corso delle indagini i carabinieri hanno arrestato complessivamente 13 persone, sequestrato 450 grammi di cocaina, 9 chili di hashish, 350 grammi di marijuana, 100 grammi di shaboo, Ma anche una pistola Beretta calibro 9x21 con caricatore e 13 proiettili risultata provento di furto, due ordigni di fabbricazione artigianale. Infine, nel corso dell’arresto di uno dei personaggi di Napoli, è stata trovata e sequestrata una rivoltella calibro 44 magnum con matricola abrasa e 10 proiettili.

Il commento di Cioffredi: "Basso Lazio zona di insediamento di camorra"

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