Frode da 10 milioni con contrabbando di alcolici, coinvolta impresa di Latina

L'operazione condotta dal Comando provinciale della Guardia di finanza di Caserta ha portato ad un provvedimento di misura cautelare a carico di tre imprenditori di aziende di Latina e Salerno. Sequestrati 10 milioni di beni

L'operazione della Guardia di Finanza

C’è anche un’azienda di Latina coinvolta in un’operazione condotta dal Comando provinciale della Guardia di finanza di Caserta , che ha portato oggi ad un provvedimento di misura cautelare a carico di tre imprenditori di aziende che si trovano a Latina e a Salerno. Il caso riguarda la frode fiscale legata al contrabbando di prodotti alcolici. Eseguito anche un sequestro di beni per 10 milioni di euro, tra beni immobili, mobili e rapporti finanziari. L’indagine nasce in seguito a una verifica fiscale nei confronti di una società di Sant’Arpino, in provincia di Caserta.

L’attività investigativa ha permesso di scoprire un sistema fraudolento per commercializzare alcolici provenienti da Stati dell’Unione Europea e destinati al mercato italiano, con evasione dell’Iva e delle accise. Nel sistema sono stati coinvolti 12 rappresentanti legali di imprese con sede in Abruzzo, Campania, Lazio e Puglia. Il meccanismo commerciale prevedeva la costituzione di un’impresa italiana intestataria di un deposito fiscale, tenuta in vita per il tempo necessario al rilascio della licenza fiscale ad operare in sospensione di imposta e a redigere documenti di accompagnamento semplificati da utilizzare per attestare falsamente l’assolvimento dell’accisa

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Una volta ottenuta la licenza, il deposito fiscale diveniva sostanzialmente inattivo, salvo emettere solo formalmente fatture e documenti di trasporto accompagnatori relativi a prodotti alcolici provenienti da imprese site in Belgio, Bulgaria, Francia, Gran Bretagna, Irlanda, Olanda, Polonia e Romania che venivano destinati – senza di fatto mai transitare per la struttura dello stesso deposito fiscale – ai depositi commerciali che, a loro volta, provvedevano alla loro immissione in commercio. Tale meccanismo illecito consentiva di occultare la reale provenienza del prodotto alcolico proveniente dall’estero, di accollare formalmente ai depositi fiscali fittizi il debito d’imposta che, di fatto, non veniva mai assolto e ai depositi commerciali di ottenere le forniture di prodotti a un costo nettamente inferiore rispetto a quello di mercato.

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