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Martedì, 18 Gennaio 2022
Cronaca

Frode fiscale nella cantieristica navale: professionisti indagati anche a Latina

L'indagine della guarda di finanza parte da Ancona. Ventisette le persone indagate. Sequestri preventivi per 6 milioni di euro

I finanzieri del nucleo di polizia economico finanziaria di Ancona hanno dato esecuzione a un provvedimento di sequestro preventivo su beni e disponibilità finanziarie di oltre sei milioni di euro nei confronti di nove società, di cui quattro con sede legale ad Ancona e cinque in Campania, e sette persone indagate per reati fiscali. Due anni di indagine che hanno portato a denunciare complessivamente alla Procura della Repubblica 27 persone ritenute responsabili del reato di indebite compensazioni. Tra gli indagati ci sono anche sette professionisti (5 ragionieri, un commercialista e un consulente del lavoro), residenti nelle provincie di Brindisi, Milano, Roma, Catania, Latina e Chieti, incaricati dell’apposizione del visto di conformità sulle dichiarazioni fiscali con cui avveniva materialmente l’indebita compensazione delle imposte.

L’attività investigativa ha consentito di fare luce su un collaudato sistema di frode che ha permesso alle imprese coinvolte, per la maggior parte attive nel settore della cantieristica navale e operative nei porti di Ancona, Monfalcone, Marghera, Savona e Castellammare di Stabia, di non versare i dovuti contributi previdenziali e assistenziali, quantificati in oltre 6 milioni di euro, attraverso fraudolente compensazioni con crediti iva inesistenti creati ad arte da altre società conniventi o “cartiere”. Le verifiche fiscali sono state sviluppate attraverso l’esecuzione in sette diverse regioni di perquisizioni e acquisizioni documentali nonché di approfonditi accertamenti bancari e ricostruzioni anche di natura informatica. Sono stati passati al setaccio circa 140 gigabyte di dati digitali e le movimentazioni di oltre 20 rapporti finanziari accesi presso numerosi istituti di credito e intermediari.

È così stato possibile accertare che le operazioni che avevano generato gli ingenti crediti iva, poi usati in compensazione da altre imprese, erano di fatto inesistenti o artificiosamente sopravvalutate. Un esempio: un macchinario, rinvenuto dai finanzieri smontato e mai entro in funzione all’interno di un capannone, era stato formalmente venduto e fatturato come un “brevetto” del valore di 12 milioni di euro al solo fine di “gonfiare” l’iva a credito.

Attraverso la certificazione della conformità delle dichiarazioni fiscali, per cui risultano indagati diversi professionisti, si permetteva alle imprese coinvolte di omettere il pagamento dei contributi previdenziali e delle imposte e di acquisire dunque maggiore competitività sul mercato grazie a un sistema di fraudolento abbattimento dei costi.

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