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Cronaca Gaeta

Operazione 'Babylonia', nessun legame della 'Rosso Margerita' con i clan: pizzeria restituita ai titolari

Le quote della srl proprietaria dell'attività di Gaeta erano state confiscate ma per la Cassazione è estranea alla galassia dei beni di Vitagliano e Scanzani

La società Rosso Margherita non apparteneva alla galassia dei beni di Gaetano Vitagliano e Andrea Scanzani, coinvolti nell’indagine ‘Babylonia’ che il 26 luglio 2018 aveva portato al sequestro, da parte dei militari del Comando provinciale della Guardia di Finanza e del Comando Provinciale dell’Arma dei carabinieri di Roma di beni di dieci diverse società per un valore complessivo di oltre 300 milioni di euro. E' quanto stabilisce la Corte di Appello di Roma che accogliendo il ricorso presentato dall'avvocato Luca Scipione per conto di Gennaro Caforio e Lucia Sciortino, ha revocato la confisca della srl e disposto la restituzione dell’intero capitale sociale e del patrimonio aziendale.

I due coniugi, titolari della pizzeria nella centralissima piazza XIX Maggio a Gaeta, erano stati coinvolti nell'inchiesta perchè secondo gli investigatori la loro società era riconducibile a Vitagliano e Scanzani e per questo venne sottoposta a sequestro poi a confisca. A settembre 2019 la Corte di Cassazione aveva annullato con rinvio il provvedimento di conferma del sequestro di prevenzione, ma il Tribunale di Roma a luglio 2020 aveva disposto con decreto la confisca di prevenzione dell’attività Rosso Margherita. Ma il pronunciamento della quarta sezione penale della Corte di Appello di Roma che ha revocato la confisca e disposto la restituzione dell’intero capitale sociale e del patrimonio aziendale della Rosso Margherita, ha riconosciuto pienamente, a differenza di tutte le altre società ed attività colpite dalla confisca di primo grado, la totale estraneità dell’attività dalla galassia dei beni Vitagliano e Scanzani.

Così i coniugi Caforio e Sciortino sono ritornati nella piena e libera disponibilità della società: purtroppo però hanno scoperto che la loro attività era stata affittata nel frattempo dall’amministrazione giudiziaria ad un soggetto terzo, il quale, alla luce della revoca della confisca, dovrà lasciare l’ attività tra qualche mese e si sono accorti di una serie di criticità contabili per le quali hanno intenzione di promuovere un’azione giudiziaria nei confronti dello Stato per tutti i danni economici cagionati dal sequestro e dalla conduzione dell’amministrazione giudiziaria che ha determinato una situazione di estrema difficoltà economica durata ben quattro anni.

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