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Sabato, 21 Maggio 2022
Cronaca

Vittime delle foibe: doveroso ricordo o assurda dimenticanza?

Da qualche anno ormai, un gruppo di ragazzi del "Comitato 10 Febbraio" si reca dai presidi delle scuole per proporre iniziative. Ma le risposte sono sempre vaghe, se non negative

Il 10 Febbraio in Italia non è una giornata come le altre, è il Giorno del ricordo. Ventiquattro ore per onorare la memoria delle vittime delle foibe e dell'esodo giuliano-dalmata.

Un argomento molto delicato, perché spesso guardato con un'ottica tutta politica e poco umana. Ma dal 2004 si sono chiuse tutte le possibili polemiche: ricordare le foibe è un dovere, è la Legge che l'ha deciso.

Una legge, del resto, ben chiara, che invita le istituzioni a organizzare convegni, conferenze, dibattiti  e momenti di confronto per far sì che questa tragedia non resti sconosciuta alle persone e ai giovani in particolar modo.

Nel sud pontino dei ragazzi facenti parte del “Comitato 10 febbraio” ogni anno vanno nelle scuole, incontrano i presidi e avanzano delle proposte per possibili iniziative. Eppure, ogni anno, non riescono ad organizzare nulla.

Abbiamo contattato e intervistato Mauro Pecchia, referente del comitato per il sud pontino e responsabile della cultura Casa Pound Italia Lazio, per capire come mai incontrano tutte queste difficoltà.

D: Cosa propone il Comitato del 10 febbraio e a chi si rivolge?

R: "Più che una proposta il nostro è un invito. Un invito a far rispettare una legge che fa del 10 Febbraio non una data qualsiasi, ma una vera e propria giornata del ricordo (come appunto si chiama). Con la legge n. 92 del 30 marzo 2004, infatti, s'invitano tutte le autorità a commemorare i martiri infoibati e gli esuli dalmati ed istriani, perseguitati, umiliati e massacrati con la sola colpa di essere italiani".

D: Anche quest'anno vi siete recati nelle scuole per proporre iniziative. Cosa vi hanno risposto i  presidi degli istituti, e con quali motivazioni?

R: "La cosa buffa è che non dovremmo essere noi a rammentare ai membri istituzionali ed alle autorità l'esistenza della legge ed i suoi fini, dovrebbe venire da sé, come quando la domenica si chiude scuola. Pensate se avvenisse che un preside di una scuola non riconoscesse la domenica come giorno festivo, segnando assenti tutti gli studenti che non si recano a scuola, “sarebbe da pazzi”, direte voi. Ebbene, ogni 10 febbraio avviene lo stesso. I presidi ai quali ci rivolgiamo ci snobbano con le scuse più stupide e fantasiose: "Non vogliamo politicizzazione all'interno della scuola", "i ragazzi potranno parlarne durante l'assemblea d'istituto" e, nel peggiore dei casi, si rifiutano di riceverci. Come si può nel 2012 sostenere ancora che le foibe sono qualcosa di politicizzato, problematico, una questione da liquidare con tanta superficialità?"

D: Anche negli anni passati avete avanzato proposte, avete avuto anche precedentemente dei problemi?

R. "Abbiamo ogni anno problemi, di qualsiasi tipo. Gli episodi più assurdi si sono verificati quest'anno. Per citarne uno, una preside ha chiesto le carte d'identità degli eventuali relatori, per verificare se avessero dei precedenti penali in quanto "estremisti". Chi vuole ricordare le foibe, dunque, è automaticamente un estremista; e chi non vuol farlo invece che cos'è? La risposta la conosciamo molto bene: un "infoibatore" della verità. Sono gli stessi che per cinquant'anni hanno ignorato e tentato di cancellare dalla storia l'esistenza di un genocidio e che, oggi, continuano a mistificare e nascondere la realtà storica. Ebbene, noi non ci fermeremo fino a quando tutti questi "infoibatori" della verità non saranno smascherati e sconfitti su un piano culturale e storico".

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