Venerdì, 22 Ottobre 2021
Cronaca

Aggressione del cemento, nel Lazio cancellati 41 Km di costa

Sono i numeri del dossier di Legambiente sulla base di quanto emerso dalla campagna Goletta Verde. In provincia di Latina la maggiore trasformazione del paesaggio tra Fondi e Terracina

Dal 1988 ad oggi nel Lazio cancellati circa 41 chilometri di costa. Da Minturno a Montalto di Castro, su un totale di 329 km ben 208 – circa il 63% - risultano essere trasformati ad usi urbani e infrastrutturali. La proposta che viene avanzata da Legambiente, quindi, è quella di bloccare le espansioni degli strumenti edilizi, fissare un vincolo di inedificabilità assoluta per tutte le aree costiere ancora libere dall’edificato di almeno un chilometro dal mare, approvando subito un piano paesaggistico e chiedendo al contempo di procedere con l’abbattimento delle opere abusive, in particolare nei 23 Comuni costieri dove nel 2009 stati commessi complessivamente ben 2.379 manufatti realizzati senza alcuna autorizzazione.  

È quanto evidenziato dalla Goletta Verde, la celebre campagna di Legambiente impegnata per la difesa del mare e delle coste italiane, durante la presentazione del dossier “Il consumo di suolo nelle aree costiere italiane. La costa laziale, da Minturno a Montalto di Castro: l’aggressione del cemento ed i cambiamenti del paesaggio” che si è svolta ieri a San Felice Circeo.

I DATI - Lo studio di Legambiente ha analizzato la costa laziale dal 1988 al 2011, arrivando alla conclusione, grazie alla sovrapposizioni delle foto satellitari, di come negli ultimi 23 anni presi in esame, malgrado i vincoli imposti sia legge “Galasso”, siano stati cancellati 41 km di costa a favore di nuove seconde case, ville e palazzi, per l’espansione di alcuni agglomerati che si susseguono lungo la costa, opere infrastrutturali e per attività turistiche.

“I risultati che questo studio della costa laziale ci consegna sono estremamente preoccupanti. Per I numeri e per la dimensione dell'aggressione nei confronti di una costa di grande bellezza, nella quale sopravvivono ancora paesaggi naturali e ricchi di storia, a rischio se non si interviene immediatamente - spiega Eduardo Zanchini, vicepresidente nazionale di Legambiente -. Oggi cambiare non solo è possibile ma è nell'interesse dei cittadini, dell'ambiente e del turismo. Chiediamo alla giunta Zingaretti di avere il coraggio e la lungimiranza di fissare un vincolo di inedificabilità assoluta per tutte le aree costiere ancora libere per almeno un chilometro dal mare, attraverso l’approvazione di un piano paesaggistico che intervenga anche sui piani regolatori vigenti per stralciarne le previsioni edificatorie”.

I tratti di costa in cui sono avvenuti i maggiori fenomeni di trasformazione del paesaggio sono quelli che vanno da Fondi (Salto Corvino) a Terracina, da Anzio a Torvaianica. E tanti altri tratti, come il Lido di Ostia, le spiagge di Fiumicino, Santa Marinella e Civitavecchia, in cui non solo si è trasformato in modo irreversibile il paesaggio a favore di alberghi, servizi, prime e seconde case, ma è stata occupata la spiaggia con attrezzature turistiche rilevanti.

Nel fermare la pressione edilizia hanno rappresentato un presidio importantissimo il sistema delle aree naturali che interessa la costa, a partire dal Parco Nazionale del Circeo e dalla Riserva naturale Statale Litorale romano e poi con un articolato sistema di aree di diversa dimensione (dal Parco regionale riviera di Ulisse, alla riserva naturale statale Salina di Tarquinia, fino alla riserva naturale regionale Tor Caldara). Tutto ciò però non basta.

“La linea di costa del Parco nazionale del Circeo va difesa senza tentennamenti, rigettiamo qualsiasi ipotesi di esclusione dal Parco di territorio e qualsiasi proposta tesa ad aumentare il consumo di suolo in un’area già pesantemente colpita da fenomeni di abusivismo edilizio – dichiara Marco Omizzolo, coordinatore provinciale Legambiente –. Inoltre riteniamo di fondamentale importanza l’istituzione di un’area marina protetta e quindi l’allargamento a mare del Parco, in un’ottica più ambiziosa e coraggiosa rispetto a quella contenute nel Piano. Infine, affinché la tutela possa essere realmente efficace è necessaria l’organizzazione di un sistema di reti ecologiche in grado di collegare l’area protetta con quelle già presenti nella provincia pontina, come il Parco regionale dei Monti Ausoni, Riviera d’Ulisse e l’auspicabile Parco regionale dei Monti Lepini”.

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