Immigrazione clandestina con finti matrimoni, un altro arresto della Squadra Mobile

Eseguita una misura cautelare nei confronti di una donna di 65 anni di origini marocchine mancata all'appello lo scorso anno, quando furono arrestate 11 persone, perché aveva fatto rientro nel suo Paese

La Questura di Latina

Una donna è stata arrestata nel pomeriggio di oggi dagli uomini della Squadra Mobile di Latina che hanno dato esecuzione ad una una misura cautelare nell’ambito di un’attività contro l’immigrazione clandestina. 

La donna, Khadaouj Ennaoui una 65enne di origini marocchine, il 27 aprile dello scorso anno, quando erano state eseguite altre 11 ordinanze di custodia cautelarecontro il favoreggiamento dell’ingresso e della permanenza sul territorio italiano di cittadini extracomunitari, era mancata all’appello in quanto aveva fatto rientro nel suo Paese.

Il costante monitoraggio dell’indagata, anche attraverso la collaborazione della Polizia di frontiera in particolare quella dell’aeroporto di Fiumicino, ha consentito di scoprire che la donna proprio oggi si sarebbe imbarcata sul volo Casablanca/Fiumicino. Ad attenderla era presente la Polizia di Latina e della Polaria dell’aeroporto Leonardo da Vinci, che al suo arrivo hanno dato quindi esecuzione alla misura restrittiva.

IMMIGRAZIONE CLANDESTINA: L'OPERAZIONE "JUST MURRIED"

LE INDAGINI - “L’attività investigativa era finalizzata a colpire un fenomeno odioso quale quello dell’immigrazione clandestina che rappresenta un’assoluta priorità investigativa della Polizia di Stato, a maggior ragione nel presente periodo storico” si legge in una nota della Questura. Indagini che avevano consentito di verificare l’esistenza su questo territorio di due bande criminali che in rapporti tra loro erano in grado di agevolare "dietro lauti e cospicui pagamenti l’arrivo illegale in Italia e successivamente la regolarizzazione dei soggetti extra comunitari grazie alla disponibilità di insospettabili italiani pronti, a seguito del pagamento di ulteriori compensi, a falsificare documentazione utile per i permessi di soggiorno e contrarre falsi matrimoni necessari alle regolarizzazioni".

“L’indagine, in cui si era inserito un’ulteriore triste episodio di sfruttamento sfociato addirittura nella violenza sessuale subita da una delle tante ragazze fatte arrivare illegalmente da questa ‘organizzazione’ - ricostruiscono dagli uffici di corso della Repubblica - , prese le mosse dalla coraggiosa denuncia della giovane vittima della violenza, la quale, con le sue dichiarazioni, aveva consentito di aprire una ‘breccia’ e focalizzare l’attenzione su un gruppo ben ramificato composto da soggetti di origini marocchine che riuscivano a fare giungere in Italia dietro compensi anche di 6000 euro cittadini di quel paese contraendo con essi matrimoni di comodo e chiedendo poi il ricongiungimento familiare”.

Durante l’approfondimento della vicenda della violenza sessuale, preceduta dal sequestro di persona della giovane, segregata dai suoi aguzzini che ne avevano anche agevolato l’ingresso in Italia, è venuta alla luce “la convergente attività di un secondo gruppo composto per lo più da egiziani” che, pur in contatto con la figlia della 65enne “operava in modo del tutto simile a costei vantando, però, diretti contatti con familiari in Egitto, mediante i quali veicolavano l’arrivo in Italia dietro corrispettivo di cittadini stranieri di quel paesi. Quest’ultimi inoltre, in Italia grazie alla collusione di cittadini italiani, riuscivano a falsificare la documentazione necessaria (in particolare CUD e buste paga di comodo) in modo di ottenere i rinnovi e rilasci di permessi di soggiorno, nonché ad agevolare le pratiche di ingresso e permanenza sul territorio dei cittadini extracomunitari irregolarmente giunti, grazie ad una rete di ‘fiancheggiatori’ italiani disponibili, dietro il pagamento di lauti compensi, a contrarre finti matrimoni”.

Al termine delle indagini condivise integralmente dalla Procura di Latina, il Pubblico Ministero titolare del fascicolo di indagine aveva inoltrato un’idonea richiesta di misure restrittive a carico della principale indagata e di altri 11 soggetti, tra cui figurava proprio la 65enne arrestata oggi. 

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