Mercoledì, 27 Ottobre 2021
Cronaca

Incendi boschivi nel Lazio, Wwf: “ Urgenti prevenzione e controllo del territorio”

L'intervento del WW Lazio in seguito all'escalation di incendi boschivi che negli ultimi giorni ha interessato il territorio regionale: "Occorre puntare su campagne di sensibilizzazione per i cittadini e su un maggiore controllo del territorio"

Interviene anche il Wwf Lazio in seguito all’escalation di incendi che negli ultimi giorni hanno devastato non solo la provincia pontina, ma anche tutto il territorio regionale. 

“Ancora non siamo arrivati alla fine del mese di luglio e già dobbiamo registrare un serio allarme per pianure e boschi che bruciano nel Lazio” commenta in una nota il Wwf che ricorda come nelle due giornate di venerdì 22 e sabato 23 luglio sono stati 120 gli interventi di contrasto agli incendi boschivi. “Il tutto senza poter impedire ingenti danni e costi elevati, risorse che forse potrebbero essere meglio impiegate nella prevenzione e nel controllo capillare del territorio”.

“Sulle cause, sugli effetti, sulle prospettive e sulle misure di contenimento degli incendi alcune certezze il WWF le ha - dichiara Andrea Filpa, Delegato del WWF Italia per il Lazio –. Una prima certezza è che l’autocombustione non esiste, almeno alle nostre latitudini, e che all’origine degli incendi vi sono esclusivamente azioni umane, ascrivibili sia a comportamenti colposi, dal gettare una cicca di sigaretta all’incendio di stoppie non controllato, sia a comportamenti criminali, l’incendio doloso, che può avere tanti motivi”.

“Non siamo i soli a pensarla così - prosegue il Wwf -. Sottolinea infatti il Corpo Forestale dello Stato nei propri rapporti annuali sul fenomeno dei roghi che la maggior parte degli incendi boschivi è ‘riconducibile a comportamenti colposi dovuti a imprudenza, imperizia o al mancato rispetto di norme e regolamenti e che gli eventi dolosi sono spesso ascrivibili a contrasti esistenti all’interno nel mondo venatorio, alla presenza di pastori, a contrasti tra vicini ovvero sono il modo di manifestarsi di fenomeni di disagio sociale o di contrasto con l’autorità’ (da rapporto per il Lazio del 2012)”. 

“La seconda certezza - continua Filpa - è che, colposo o doloso, l’incendio ha i medesimi effetti; perdita di habitat naturali e seminaturali (sia nelle componenti vegetali che faunistiche), perdita di colture e paesaggi agrari, blocco di infrastrutture di trasporto, minacce per insediamenti urbani; danni molto gravi, la visione di una area percorsa dal fuoco è desolante. La terza certezza è che gli incendi avranno nel futuro una pericolosità crescente; il cambiamento climatico potrà comportare periodi siccitosi più lunghi, e dunque una maggiore vulnerabilità di boschi, arbusteti e coltivazioni. E questa vulnerabilità – come dimostrano gli eventi di questi giorni – mette sempre più in pericolo anche gli insediamenti urbani e le infrastrutture; l’incendio – colposo o doloso che sia - non è oggi e ancor meno sarà in futuro un fenomeno ‘lontano’ dai luoghi abitati, bensì un fenomeno che interesserà sempre più da vicino l’habitat caratterizzato dalla presenza dell’uomo”.

Cosa fare per circoscrivere il proliferare dei roghi? Si può fare molto. “Per quanto riguarda i cittadini, occorre promuovere,avremmo scritto “intensificare” se qualcosa fosse stato già fatto, ma purtroppo non è così, campagne di sensibilizzazione; la Natura ha i suoi cicli e d’estate il rischio di incendi è amplificato. Un comportamento doloso in inverno deve essere percepito dai cittadini come un comportamento criminale in estate. In parallelo, deve essere garantita una efficiente azione di controllo, di intervento in caso di incendio, di individuazione dei responsabili e di applicazione di pene certe”.

Una ulteriore azione importante per il Wwf riguarda i Comuni, “che sono obbligati ad ottemperare a quanto disposto dalla Legge 21/11/2000 n. 353, in base alla quale ‘le zone boscate ed i pascoli i cui soprassuoli siano stati percorsi dal fuoco non possono avere una destinazione diversa da quella preesistente all’incendio per almeno quindici anni’. I Comuni sono in tal senso obbligati a registrare sull’apposito ‘catasto delle aree percorse dal fuoco’ tutte quelle aree che vengono bruciate. In questo modo, negli anni, si avrà memoria di quanto accaduto, tutto viene registrato e può essere consultabile in qualsiasi momento. Una buona norma, quindi, che però nella maggior parte dei casi viene del tutto o quasi ignorata, senza che questo di fatto comporti delle conseguenze. E’ una omissione di atti di ufficio, una mancata attuazione davvero amara e difficile da comprendere, soprattutto perché aggiornare il catasto determinerebbe la certezza di una limitazione agli intenti speculativi che sono talvolta alla base di chi appicca il fuoco in modo criminale e consapevole e contribuirebbe alla protezione soprattutto delle aree di maggior pregio naturalistico.

Il Wwf chiede con forza che le aree percorse dal fuoco e quelle limitrofe siano sottratte, almeno per un periodo analogo, ovvero quindici anni, all’attività venatoria ed attesa la devastante incidenza del fuoco sugli ecosistemi interessati, si dispongano modifiche urgenti al calendario venatorio regionale, escludendo - già a partire dalla prossima stagione - in primis la pre-apertura, che inciderebbe su di un periodo reso ancora più vulnerabile. Attendiamo quindi risposte e provvedimenti concreti a breve e comunque prima della riapertura della stagione venatoria. La Regione Lazio ed i Comuni non possono far finta di nulla” conclude il Wwf. 

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