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Giovedì, 19 Maggio 2022
Cronaca

Incendi dolosi, gruppo di fuoco per eliminare la concorrenza: 3 arresti

In manette Mauro, Giovanni e Mirko Risi, presunti responsabili dei roghi che hanno colpito aziende agricole tra Maenza e Priverno. Interessi relativi alla realizzazione delle centrale elettrica a Biogas il possibile movente

Esperti e con una logica ben precisa: quella di farsi strada negli affari e mettere fuori gioco le aziende che avrebbero contribuito alla gestione della centrale a Biogas in fase di realizzazione.

Sarebbe questo il movente che ha spinto Mauro Risi, 42 anni, già noto alle forze dell’ordine, il figlio Giovanni di 24 anni e il nipote Mirko Risi di 21 anni, tutti residenti nella zona di Farneto. Questa notte venti militari, con otto mezzi e unità cinofile antiesplosivo, sono entrati in azione eseguendo tre ordinanze di custodia cautelare con l’accusa di incendio aggravato in concorso.

Secondo gli accertamenti, coordinati dal sostituto procuratore Giuseppe Miliano, sarebbero stati loro a comporre quel gruppo che negli ultimi mesi ha seminato il panico tra i cittadini di Maenza e Priverno, appiccando roghi in aziende agricole del territorio e ai danni di una carrozzeria.

Gli attentati incendiari sarebbero stati pianificati per cercare di fare fuori la concorrenza: titolare di una piccola azienda di trasporti, il più anziano avrebbe voluto eliminare le realtà che avrebbero lavorato al progetto, in particolare quelle impegnate nell’istallazione di impianti fotovoltaici e nel trasporto di materiali di risulta utili ad alimentare la centrale. Quest’ultimo il settore in cui avrebbe voluto inserirsi.

Questa l’ipotesi avanzata per delineare il movente che ha spinto i tre, anche se, vista l’indagine ancora in corso, lo scenario non sarebbe stato chiarito del tutto. Grazie a intercettazioni, appostamenti, verifiche tecniche e alla collaborazione di cittadini e piccoli imprenditori, i militari di Terracina, coordinati dal capotano Bello e quelli delle stazioni di Maenza e Priverno, sono arrivati a individuare il gruppo che avrebbe agito con dinamiche tutt’altro che improvvisate e programmato anche altri attentanti: secondo gli inquirenti avrebbero voluto prendere di mira anche le auto di due assessori comunali di Maenza e Priverno e altre aziende impegnate nel settore in questione.

Sapevano quando e dove acquistare il materiale utile ad appiccare le fiamme: sempre qualche ora prima di entrare in azione e in punti lontani dagli obiettivi. Anche gli inneschi esaminati dalla scientifica hanno permesso agli investigatori di comprendere al meglio il loro modus operandi: l’obiettivo era quello di distruggere il più possibile, appiccando il fuoco in più punti dei locali.

La prima azienda colpita, il sei novembre dello scorso anno, una ditta di Maenza dove il fuoco aveva distrutto capannoni agricoli e attrezzature per 150mila euro di danni, e ancora il due gennaio sarebbero stati loro ad entrare in azione nei locali di una società agricola per 400mila di danni, il 17 gennaio ancora un’altra azienda era stata distrutta dal fuoco. Nell’ultimo caso, quello di una carrozzeria della zona, sarebbero stati spinti, invece, da rancori personali.

Mente del commando Mauro Risi, che “aveva un forte ascendente su figlio e nipote”, hanno spiegato il colonnello Giovanni De Chiara e il capitano Bello: inizialmente favorevole alla realizzazione della centrale, per la quale aveva anche apposto una firma per il comitato che la sosteneva, sarebbe passato a quello contrario.

“Da sottolineare, hanno spiegato gli inquirenti, che le attività del comitato non c’entrano nulla con quanto commesso dai tre”. Fondamentale, per l’esito delle indagini, la collaborazione dimostrata dai cittadini. Le ordinanze sono a firma del giudice per le indagini preliminari Guido Marcelli.

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