Criminalità e infiltrazioni nel sud pontino: l'allarme della Caponnetto in una lettera al ministro Salvini

L'associazione antimafia parte dal caso della proiezione del film La Casalese (prodotto da Angelo Bardellino) per tracciare un quadro preoccupante della situazione nel basso Lazio

Un grido di allarme sulla situazione del sud pontino, all'ombra di interessi criminali e infiltrazioni pericolose di stampo mafioso nella vita sociale e nel tessuto economico. L'associazione antimafia Antonino Caponnetto scrive al ministro dell'Interno Matteo Salvini. La vicenda dei giorni scorsi legata alla proiezione del film La Casalese, nonostante un divieto del Viminale, (il film prodotto da una società di Angelo Bardellno, nipote del boss della camorra) ha riacceso di fatto i riflettori su una condizione su cui occorre tenere alta la guardia, ma che ha radici ben più lontane e profonde. E l'associazione Caponnetto lo ricorda a chiare lettere al ministro dell'interno.

"Onorevole Ministro,

tutta la vicenda relativa alla proiezione del film "La Casalese" in quel di Gaeta va inquadrata nel contesto di una non più tollerabile situazione che vede lo Stato deplorevolmente arrendevole di fronte alla pervasività delle organizzazioni criminali in provincia di Latina e nel Basso Lazio ,in particolare a Gaeta e nel sud pontino territorio, come lei sa, in cui insistono un' importante base navale militare e commerciale e un altrettanto importante mercato ortofrutticolo nazionale, entrambi fortissimi poli di attrazione di forti ed oscuri interessi da parte dei gruppi criminali.

Tali interessi in quell'area hanno fatto sì che ,oltre agli insediamenti umani, si siano avute movimentazioni di carattere finanziario tanto che non c'é più un segmento dell'economia e della vita sociale - e probabilmente anche politica - in cui non si senta forte sul collo il fiato di soggetti sospettati di collegamenti con la mafia e il malaffare. A fronte di una situazione così deteriorata e pericolosa lo Stato avrebbe dovuto creare,anche se con notevole ritardo, un apparato investigativo e giudiziario di eccellenza capace di stroncare le attività di una criminalità che si è inserita nel tessuto sociale locale al punto da determinarne, malgrado gli sforzi di questa Associazione, la quasi totale subordinazione. Purtroppo,a parte qualche flebile e sporadica espressione di carattere esclusivamente retorica,non si può contare in provincia di Latina ed in tutto il basso Lazio su una collaborazione fattiva della cosiddetta società civile che resta, nostro malgrado, silenziosa. Una situazione da brivido che carica sulle sole spalle delle forze dell'ordine e della magistratura tutto il peso del contrasto alla corruzione e alle mafie".

Si ricorda poi nella lettera il recente incontro in commissione sicurezza della Regione Lazio con i sindaci del sud pontino. un incontro caratterizzato, secondo l'associazione, dall'assenza di gran parte dei sindaci. "Come anche, d'altro verso - prosegue la lettera firmata dal segretario nazionale della Caponnetto Elvio Di Cesare -  le dichiarazioni del prefetto di Latina precedente in audizione alla Commissione Parlamentare Antimafia, il quale ammise, rispondendo alla domanda dell'ex Presidente Bindi, che quegli Uffici non avevano emesso alcuna interdittiva e ,quindi,non avevano svolto alcuna azione preventiva antimafia. Non abbiamo il polso della situazione attuale in quanto l'attuale Prefetto-la Dottoressa Trio- non ha reso pubblico ad oggi il numero delle interdittive da lei emesse da quando si è insediato. Certo è che di indagini preventive sulla movimentazione delle montagne di capitali probabilmente sporchi in provincia di Latina se ne sono fatte e se ne fanno ben poche. Le abbiamo esposto in una nota precedente le nostre proposte circa la riorganizzazione e la qualificazione dell'apparato investigativo pontino. Riteniamo che senza il totale riordino di questo non otterremo mai quello che tutti auspichiamo".

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