Povertà educativa, nel Lazio 1 ragazzo su 5 ha carenze in lettura, il 25% in matematica

Rapporto di Save the Children “Illuminiamo il Futuro 2030 - Obiettivi per liberare i bambini dalla Povertà Educativa”. Il 63% degli alunni di 15 anni frequenta scuole con infrastrutture insufficienti a garantire la qualità dell’apprendimento

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di LatinaToday

La povertà educativa, cioè la mancanza delle competenze necessarie per uno sviluppo adeguato e per farsi strada nella vita, è una mina innescata sul futuro di migliaia di bambini e adolescenti del Lazio. Oltre 1 quindicenne su 4 è sotto la soglia minima di competenze in matematica e in 1 su 5 in lettura, percentuale che fra gli adolescenti del Centro Italia che vivono in famiglie più svantaggiate raggiunge rispettivamente il 31,2% e il 22%: povertà economica e povertà educativa infatti si alimentano reciprocamente e si trasmettono di generazione in generazione. D’altra parte, notevoli sono le carenze di servizi e opportunità formative scolastiche ed extrascolastiche: nel Lazio, solo il 17% dei bambini tra 0 e 2 anni riesce ad andare al nido o usufruire di servizi integrativi, il 54% delle classi della scuola primaria non offre il tempo pieno e il 60% dei minori non accede ad una serie di attività ricreative, sportive, formative e culturali. In particolare, il 47% dei minori tra 6 e 17 anni non ha letto neanche un libro nell’anno precedente, il 63% non ha visitato un sito archeologico e il 51% un museo, il 37,6% non ha svolto attività sportive.

Lo rivela il nuovo Rapporto di Save the Children “Illuminiamo il Futuro 2030 - Obiettivi per liberare i bambini dalla Povertà Educativa”, diffuso stamane nell’ambito della Campagna “Illuminiamo il Futuro”, partita nel 2014 per sensibilizzare le istituzioni e contrastare il fenomeno. Lo studio fornisce dati ed elaborazioni originali e lancia 3 Obiettivi, ambiziosi ma realistici – elaborati con il contributo di un Comitato Scientifico -, per eliminare entro il 2030 in Italia la povertà economica ed educativa, sull’esempio dei nuovi Obiettivi di Sviluppo Sostenibili indicati dalle Nazioni Unite: 1. Tutti i minori devono poter apprendere, sperimentare, sviluppare capacità, talenti e aspirazioni; 2. Tutti i minori devono poter avere accesso all’offerta educativa di qualità; 3. Eliminare la povertà minorile per favorire la crescita educativa. Ogni obiettivo è declinato attraverso l’individuazione di target specifici e obiettivi intermedi. Per raggiungere tale traguardo, Save the Children invita ad un’azione immediata tutti gli attori e istituzioni impegnati nella tutela dell’infanzia nel nostro paese e presenta una serie di proposte specifiche.

“I dati che emergono dalle nostre elaborazioni rivelano un fenomeno allarmante: in Italia, una parte troppo ampia degli adolescenti è priva di quelle competenze necessarie per crescere e farsi strada nella vita - sottolinea Valerio Neri, Direttore Generale di Save the Children, l’organizzazione dedicata dal 1919 a salvare la vita dei bambini e a tutelare i loro diritti -. La povertà educativa risulta più intensa nelle fasce di popolazione più disagiate - non dimentichiamo che nel Lazio più di un minore su 10 vive in condizioni di povertà estrema - e aggrava e consolida, come in un circolo vizioso, le condizioni di svantaggio e di impoverimento già presenti nel nucleo familiare. E’ per questo che abbiamo deciso di affrontare la sfida e ci siamo dati 3 grandi obiettivi sui quali impegnarci in prima persona, chiamando all’azione tutte le forze sociali e istituzionali che operano a tutela dell’infanzia per restituire un futuro ai giovani”.

In riferimento al genere, le ragazze e i ragazzi meridionali sono più svantaggiati sia in matematica che in lettura rispetto ai coetanei settentrionali: la percentuale delle ragazze che non raggiungono le competenze minime in matematica è del 32% al Sud, il doppio delle coetanee del Nord (16%) e la stessa differenza percentuale si riscontra per i maschi meridionali (28%) e i loro coetanei settentrionali (14%). Altro fattore della povertà educativa è l’origine migrante dei genitori: circa il 40% degli adolescenti migranti di prima generazione che vivono al Centro Italia è cognitivamente povero.

“La povertà educativa non può essere un destino ineluttabile e non è accettabile che il futuro dei ragazzi sia determinato dalla loro provenienza sociale, geografica o di genere - sottolinea Raffaela Milano, Direttore Programmi Italia-Europa Save the Children -. Le enormi diseguaglianze che oggi colpiscono i bambini e i ragazzi in Italia vanno superate attivando subito un piano di contrasto alla povertà minorile e potenziando l’offerta di servizi educativi di qualità: i dati ci dimostrano che i servizi per la prima infanzia, le scuole attrezzate, le attività ricreative e culturali possono spezzare le catene intergenerazionali della povertà. Serve però uno sforzo comune e coordinato da parte delle istituzioni ad ogni livello e delle stesse comunità locali e l’impegno per sconfiggere la povertà educativa deve diventare prioritario nella agenda del Governo”.

Per ognuno dei 3 Obiettivi, Save the Children indica target precisi per la progressiva riduzione delle differenze a livello regionale. Così, a livello nazionale, per quanto riguarda il primo obiettivo (apprendimento e sviluppo), entro il 2030 tutti i ragazzi di 15 anni dovranno raggiungere le competenze necessarie in matematica e lettura, il tasso di dispersione scolastica, attualmente al 15%, dovrà scendere sotto il 5% e tutti i minori dovranno svolgere in un anno almeno 4 attività culturali e sportive tra le 7 indicate (andare almeno una volta a teatro, musei o mostre, monumenti o siti archeologici, fare sport in modo continuativo, leggere e usare internet). Riguardo al secondo obiettivo (offerta educativa), entro il 2030 la differenza della copertura pubblica dei servizi educativi per l’infanzia tra le regioni, ora al 25%, non dovrà superare il 10%, tutte le classi della scuola primaria e secondaria dovranno offrire il tempo pieno e attività extracurricolari e garantire un servizio mensa di qualità e gratuito per i minori in povertà (oggi assente nel 40% delle scuole), tutti gli alunni dovranno essere accolti in infrastrutture adeguate per l’apprendimento e dotate di connessione a Internet veloce, oggi assente nel 28% delle scuole. Ma, soprattutto, come previsto dal terzo obiettivo (eliminare la povertà minorile) entro il 2030, il tasso di povertà assoluta dei minori, attualmente al 13,8%, dovrà essere azzerato, con l’impegno di dimezzarlo entro il 2020.

L’offerta di servizi educativi di qualità - L’analisi contenuta nel Rapporto indica che una maggiore offerta di servizi educativi di qualità determina minore povertà educativa: in Italia, i ragazzi provenienti da famiglie povere ma che hanno frequentato almeno un anno di scuola dell’infanzia superano i livelli minimi di competenze sia in matematica che in lettura a differenza dei coetanei che non hanno avuto questa possibilità. L’offerta di qualità si misura anche sul numero delle classi che garantiscono il tempo pieno e sulla disponibilità del servizio di mensa, fattore importante per promuovere le competenze cognitive e non cognitive, assente nel 37% delle scuole del Lazio.

Caratteristiche della scuola frequentata e qualità delle infrastrutture - Anche le caratteristiche della scuola frequentata, come la qualità delle infrastrutture, la connessione ad internet, la partecipazione ad attività extracurriculari, sono correlate all’incidenza della povertà educativa. Il Rapporto rileva che, a livello nazionale, il 45% dei ragazzi che hanno aule con connessioni internet carenti non raggiunge le competenze minime in matematica e il 41% in lettura, percentuale che scende a 43% e 28% se le scuole sono ben connesse. Nel Lazio, la percentuale di aule didattiche non connesse a Internet raggiunge il 34%. Anche la qualità degli edifici scolastici è fondamentale per lo sviluppo delle capacità di apprendimento, tuttavia nel Lazio il 63% degli alunni di 15 anni frequenta scuole con infrastrutture insufficienti.

Attività extracurricolari - Nel Rapporto viene anche evidenziata l’importanza delle attività extracurricolari per attivare percorsi di recupero nei minori più svantaggiati. C’è, infatti, una correlazione positiva tra la partecipazione ad attività sportive, musicali, di volontariato e l’incidenza della povertà educativa. Tuttavia nel Lazio il 91% degli alunni di 15 anni frequenta scuole che non prevedono attività extracurricolari. Differenze consistenti si notano, a livello nazionale, tra i ragazzi che svolgono attività sportive e chi non può permettersele: il 52% degli adolescenti italiani che non fa sport non raggiunge le competenze minime in matematica e il 43% in lettura, contro il 35% e il 29% dei coetanei che lo pratica. Stesso discorso vale per le ragazze: chi fa sport mostra in media risultati significativamente più elevati in matematica. Quanto all’abitudine di leggere libri, il 48% dei ragazzi che hanno meno di 10 libri a casa non raggiunge i livelli minimi in matematica e il 42% in lettura, percentuale quasi doppia rispetto a chi può fare affidamento su più di 25 libri (26% e 22%). D’altra parte, i dati mostrano che i ragazzi che vivono in famiglie svantaggiate ma con una disponibilità tra 11 e 25 libri superano la soglia minima di competenze in lettura.

“Gli Obiettivi 2030 indicati nel Rapporto sono realistici e raggiungibili - afferma Raffaela Milano, Direttore Programmi Italia-Europa di Save the Children -. La misura più urgente resta l’adozione di un piano di contrasto alla povertà assoluta dei minori con misure di sostegno al reddito delle famiglie, accesso gratuito alle mense scolastiche e ad altre opportunità di tipo educativo. Auspichiamo che siano varati i decreti legislativi della riforma della scuola - particolarmente cruciali in primo luogo per quanto riguarda la riforma dei servizi per la prima infanzia - e che siano effettivamente realizzati, con la messa a disposizione delle risorse necessarie ed un monitoraggio serrato, alcuni obiettivi quali l’ampliamento del tempo scolastico, la digitalizzazione, il potenziamento dell’offerta educativa. Gli interventi per contrastare la povertà educativa non devono in ogni caso riguardare solo le scuole, ma è tutto l’ambiente di vita dei bambini e degli adolescenti a dover giocare il ruolo di “comunità educante”. In questo senso, un banco di prova fondamentale riguarda l’utilizzo delle risorse della nuova programmazione europea, per lasciarsi alle spalle la stagione degli interventi spot, una tantum e frammentari e definire un utilizzo strategico integrato con le risorse ordinarie. E’ di grande importanza anche il tema della riqualificazione degli spazi urbani degradati, affinché i bambini e i ragazzi possano usufruire di spazi per il gioco, lo sport, le attività culturali e artistiche”.

La Campagna “Illuminiamo il Futuro” e i Punti Luce - Per contrastare la povertà educativa, nel maggio 2014 Save the Children ha lanciato la campagna Illuminiamo il Futuro e avviato l’apertura dei Punti Luce: 13 quelli inaugurati finora, in 8 regioni, a Catania, Palermo, Bari, Brindisi, Gioiosa Ionica, Scalea, Napoli (2 Punti Luce), Roma (2 Punti Luce), Genova, Torino, Milano. E sono in fase di istituzione altri tre Punti Luce a Sassari, Palermo e Milano. Si tratta di spazi ad alta densità educativa che sorgono in quartieri svantaggiati delle città, all’interno dei quali i bambini tra i 6 e i 16 anni e le loro famiglie usufruiscono di diverse attività gratuite, tra cui sostegno allo studio, laboratori artistici e musicali, gioco e attività motorie, promozione della lettura, accesso alle nuove tecnologie, educazione alla genitorialità, consulenze pedagogiche, pediatriche e legali. I Punti Luce hanno finora accolto complessivamente 4.510 minori, di cui 2.854 iscritti e frequentanti regolarmente i centri. Inoltre sono state assegnate 300 doti educative, piani formativi personalizzati per bambini in condizioni accertate di povertà, che prevedono anche un contributo economico per l’acquisto, ad esempio, di libri e materiale scolastico, l’iscrizione a un corso di musica o sportivo, la partecipazione ad un campo estivo o altre attività educative individuate sulla base anche delle inclinazioni e talenti del singolo bambino.

L’idea creativa della Campagna “Illuminiamo il Futuro”, a firma dell’agenzia Grey/United, si sviluppa intorno al concetto dell’educazione come un cono di luce che può illuminare il futuro di bambini e adolescenti. L’immagine-simbolo della campagna è una lampada rossa che proietta la sua luce sulla strada percorsa da un bambino, a richiamare il ruolo e la funzione dei Punti Luce di Save the Children: spazi che accendono speranze e opportunità, illuminando il futuro di tanti bambini e adolescenti.

I partner di progetto - A fianco di Save the Children nell’implementazione sul territorio delle attività a contrasto della povertà educativa, in particolare dei nuovi Punti Luce: UISP Comitato provinciale Genova, CSI Comitato provinciale Catania, Associazione Inventare Insieme, Associazione Don Milani, Cooperativa Santi Pietro e Paolo, Associazione Antropos, Cooperativa Solidarietà e Rinnovamento, Associazione Piano Terra, Cooperativa sociale Il Tappeto di Iqbal, Associazione Terra e Libertà e UISP Comitato regionale Campania, Cooperativa sociale Comunità del Giambellino, Vides Main, Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie.
Aziende - Numerose anche le aziende che hanno deciso di sostenere la campagna e le attività dei Punti Luce: Credem, Enegan, Ikea, Kimberly-Clark, OVS, Poste Vita, Reckitt Benckiser Italia, Studio Legale Bonelli Erede, Terna, Wind.
 

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