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Clan Di Silvio, Riccardo racconta delle armi acquistate da un poliziotto infedele

Il pentito continua a parlare nel processo Alba Pontina. "Per lui abbiamo anche compiuto un'estorsione"

“Ho fatto circa 400 estorsioni nella mia vita, me ne occupavo quando ero nel clan Travali e ho continuato a occuparmene quando sono entrato nel gruppo di Armando Di Silvio”.

E’ un fiume in piena Agostino Riccardo. In aula, nel processo per ‘Alba Pontina’, il pentito continua a parlare questa volta interrogato dai legali della difesa e rivela altri particolari, ricorda episodi, fatti e circostanze della sua militanza nel gruppo di Campo Boario, gruppo che non aveva neppure bisogno di tante presentazioni alle decine di vittime di estorsioni perché “a Latina tutti conoscevano Armando e avevano paura di lui”.

E poi particolari inediti su alcune armi. “Io non sparavo, avevo una Calibro 9 ma non l’ho mai usata – ha sottolineato – erano i figli di Lallà a farlo. Un poliziotto che era in servizio presso la Questura di Latina – ha aggiunto- ci ha venduto delle pistole, delle Calibro 9 e per conto suo abbiamo anche fatto un’estorsione io, Armando, Pupetto e Gianluca Di Silvio”. E non è l’unico caso di esponente delle forze dell’ordine citato dal pentito che ha raccontato anche di un poliziotto che ha presentato loro un esponente del clan Gallace. “C’erano poliziotti collusi che ci fornivano informazioni sulle operazioni di polizia giudiziaria e ad un ispettore ho fatto ritrovare alcune pistole con silenziatore del clan Travali”.

Poi il racconto della gambizzazione di Alessandro Zof avvenuta durante la guerra criminale del 2010 in via Galvaligi ad opera di uno dei figli di Lallà come conseguenza di uno sgarro compiuto in carcere dove aveva accoltellato un loro affiliato. Per quel fatto sono infatti stati condannati Ferdinando Pupetto Di Silvio a sei anni e mezzo e Christian a 7 anni e mezzo, riconosciuti entrambi colpevoli di lesioni. 

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