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Alba Pontina, Riccardo: "Facevamo irruzione nelle case e negli studi di professionisti e imprenditori"

Il pentito ha raccontato in aula il metodo del clan Di Silvio per intimidire e recuperare crediti

Intimidazioni pistola alla mano a imprenditori e professionisti che non pagavano e i cui creditori si rivolgevano ai Di Silvio per recuperare il denaro ma anche estorsioni accompagnatre da pesanti minacce. 

Il racconto del collaboratore Agostino Riccardo fa luce su numerosi episodi di violenza che si sono consumati a Latina nel corso degli anni e che portano la firma del gruppo di Campo Boario. Dopo averlo raccontato ai magistrati con cui collabora dal 2018 ieri ne ha parlato collegato in videoconferenza con l’aula di Corte d’Assise dove si svolge il processo Alba Pontina.

Sparava e minacciava già da molto tempo Riccardo, lo faceva quando apparteneva al gruppo rivale dei Travali e ha continuato a farlo quando è passato con la famiglia di Lallà Di Silvio. Così ha ricostruito le estorsioni ad alcuni avvocati del capoluogo pontino e al titolare di un noto studio di infortunistica stradale. “Si intascava i soldi delle parti lese negli incidenti stradali – ha spiegato – e in un caso dovevamo recuperare 235mila euro per conto di una ragazza polacca. Così siamo andati a casa sua, dove c’era il cognato e lo abbiamo minacciato, poi ci siamo portati via alcuni oggetti di valore”. Le estorsioni sono state messe a segno anche ai danni di alcuni avvocati che nella maggior parte dei casi prima hanno pagato, poi essendosi resi conto che si trattava di un incubo senza fine hanno deciso di rivolgersi alla polizia e denunciare.  E quelle estorsioni sono diventate parte dell’inchiesta.

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