Soldi in cambio di voti nella campagna di Tripodi candidato sindaco, 4 avvisi di garanzia

Chiusa l'indagine dell'Antimafia nata da Alba Pontina e dalle dichiarazioni dei pentiti sul clan Di Silvio

Voto di scambio. Questa l’accusa, ora messa nero su bianco, che la Direzione distrettuale antimafia di Roma contesta formalmente a quattro persone di Latina finite in un’inchiesta nata dalle costole di Alba Pontina e supportata dalle dichiarazioni di due pentiti che da quasi due anni stanno collaborando con la magistratura.

I sostituti procuratori Barbara Zuin e Luigia Spinelli, come anticipato da 'Repubblica', hanno concluso le indagini relative alle attività messe in atto da alcune persone legate al clan Di Silvio per raccogliere consensi per Angelo Tripodi, candidato sindaco alle amministrative di Latina nel 2016 e oggi capogruppo della Lega alla Regione Lazio e nei giorni scorsi hanno inviato quattro avvisi di garanzia.

Destinatari sono Angelo Morelli – già coinvolto in altre indagini sulla famiglia Di Silvio – Roberto Bergamo, imprenditore e capolista di una lista di una delle formazioni che sosteneva la candidatura a sindaco di Tripodi a Latina nel 2016, Ismail El Ghayesh, che avrebbe minacciato una persona accompagnandola al seggio per fargli votare Tripodi e Bergamo facendosi poi consegnare la prova del voto e Antonio Fusco che avrebbe consentito ai Di Silvio con una soffiata di evitare un controllo delle forze dell’ordine durante un’estorsione.  

Del resto ad anticipare in qualche modo il contenuto di questa inchiesta erano state le motivazioni della sentenza del processo Alba Pontina a carico di coloro che avevano scelto il rito abbreviato, sentenza che aveva inflitto ai nove imputati 74 anni di carcere. “Il gruppo mostra le proprie capacità delinquenziali – scriveva il gup di Roma Annalisa Marzano - estendendo la propria influenza anche nelle campagne elettorali. E’ un testimone a raccontare come gli fosse stato imposto di votare per un candidato della lista che sosteneva Orlando Tripodi come sindaco nelle elezioni amministrative di Latina del giugno 2016. Appare evidente - continua il giudice - la violenza messa in atto dal candidato consigliere Bergamo avvalendosi dell’attività di un componente del gruppo criminale Morelli e come abbia promesso ad un numero indeterminato di elettori un compenso di 30 euro  per ciascun voto espresso in suo favore”. Voti acquistati insomma, o conquistati con le minacce che hanno trovato conferma sia nelle indagini che nelle dichiarazioni dei pentiti che hanno ricostruito come il clan Di Silvio si fosse messo al servizio della politica. Ora, visto che le indagini preliminari sono state ultimate, i quattro indagati hanno la possibilità di farsi ascoltare oppure di depositare memorie difensive prima che i due pm chiedano il rinvio a giudizio.

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