Giovedì, 18 Luglio 2024
Cronaca

Giudice in manette: "Il nodo mai risolto dei criteri di affidamento degli incarichi giudiziari"

Dopo l'arresto del gip Giorgia Castriota, il Consiglio dell'Ordine degli avvocati esprime preoccupazione a apprensione per quanto accaduto

Prima reazione e per adesso l'unica dopo l'arresto del giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Latina Giorgia Castriota, arrestata giovedì mattina su ordinanza cautelare della Procura della Repubblica di Perugia con le pesanti acuse di atti contrari a doveri di ufficio, corruzione in atti giudiziari e induzione indebita a dare o promettere utilità.

Mentre i vertici del Tribunale e gli organismi di rappresentanza dei magistrati hanno le bocche cucite a esprimere preoccupazione in merito ai fatti così come descritti nella nota del Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Perugia è il Consiglio dell'Ordine degli avvocati di Latina.

"Tali fatti - si legge in una nota - destano apprensione nell’avvocatura pontina e negli utenti della giustizia. Ribadendo con forza la presunzione di non colpevolezza ed in attesa degli esiti del procedimento penale, il Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Latina evidenzia che la vicenda sottende la problematica dei criteri di affidamento degli incarichi giudiziari dovuta alla criticità della normativa che regola la materia e auspica un urgente e significativo intervento del legislatore che garantisca un adeguato controllo degli affidamenti sotto il profilo della trasparenza e della rotazione".

C'è infatti il conferimento di incarichi di collaborazione nell'ambito dell'amministrazione giudiziaria di beni sequestrati al centro dell'indagine nata dalla denuncia presentata dal rappresentante legale di alcune società, riconducibili a un gruppo che opera nel settore della logistica, sottoposte a sequestro nell'ambito di un procedimento legato a reati tributari. Conferimento che secondo gli investigatori "sarebbe avvenuto al di fuori di qualsiasi criterio oggettivo e soprattutto in contrasto con il disposto dell’art. 35, comma 4-bis, del decreto legislativo 159/2011, che stabilisce il divieto di assumere il ruolo di amministratore giudiziario e coadiutore da parte di coloro che hanno, con il magistrato che conferisce l’incarico, un'assidua frequentazione, intendendosi per tale quella derivante da una relazione sentimentale o da un rapporto di amicizia stabilmente protrattosi nel tempo e connotato da reciproca confidenza". Ora si attende l'interrogatorio della Castriota e di Silvano Ferraro,entrambi detenuti in carcere e di Stefania Vitto, alla quale sono invece stati concessi gli arresti domiciliari.

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