Lunedì, 15 Luglio 2024
Cronaca

"Lovato potrebbe inquinare le prove e reiterare il reato: ecco perchè deve stare in carcere"

Nell'ordinanza di custodia cautelare il gip Molfese traccia il profilo dell'imprenditore arrestato per l'omicidio di Satman Singh

Il comportamento lucido e teso a dissimulare quanto accaduto e il clima di soggezione nel quale versano gli altri lavoratori stranieri che dovranno essere ascoltati in quanto testimoni hanno indotto la Procura della Repubblica di Latina a richiedere l’applicazione della misura cautelare della custodia cautelare in carcere per Antonello Lovato, accusato di omicidio doloso per la morte di Satnam Singh.

“Di tutta evidenza l’insufficienza allo stato – scrive il giudice per le indagini preliminari Giuseppe Molfese – di una misura più gradata essendo necessario impedire qualsivoglia contatto, anche telefonico, con l’esterno”. Il magistrato spiega come esista chiaramente il pericolo di inquinamento delle prove come dimostra la condotta “dissimulatoria” realizzata dell’imprenditore in un breve arco temporale. “Il contesto nel quale continua ad operare l’azienda del Lovato – si legge ancora nell’ordinanza – alla luce delle violazioni antinfortunistiche e con la presenza di lavoratori privi delle garanzie contrattuali, addirittura irregolari sul territorio nazionale, permette di ritenere che accadimenti come quelli avvenuti possano ancora realizzarsi e per effetto dell’indole manifestata dall’indagato impone di evidenziare che non si asterrebbe se si manifestasse una nuova occasione per compiere ulteriori delitti della stessa specie”.  

Per i magistrati esistono dunque le esigenze cautelari sia rispetto alle inderogabili esigenze relative alle indagini in relazione al concreto pericolo per l’acquisizione delle prove atteso che è altamente probabile che Lovato possa avvicinare i testimoni e intimidirli atteso il loro stato di soggezione e sfruttamento. “Anche le persone già ascoltate potrebbero essere indotte a mutare la versione resa in senso favorevole all’indagato così come potrebbero essere individuate persone compiacenti che possano prestarsi per finalità personali, anche di guadagno, a rendere versioni favorevoli. Esiste inoltre secondo il magistrato il rischio di reiterazione del reato vale a dire la violazione ulteriore delle norme infortunistiche con conseguenze lesive per i lavoratori dell’azienda. L’unica misura atta a scongiurare tali rischi è quindi, per il gip, la custodia cautelare in carcere visto che Lovato ha dimostrato di essere incline “a condotte di occultamento dei rapporti di lavoro e non c’è garanzia che possa astenersi da tali condotte nella gestione della sua azienda e dei rapporti di lavoro, anche in caso – conclude l’ordinanza – in caso di eventuali infortuni”.  

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