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Mercoledì, 18 Maggio 2022
Latina

Cittadinanza, permessi di soggiorno e ricongiungimenti: le richieste dei migranti al prefetto

L'Associazione Dhuumcatu ha organizzato un corteo per sensibilizzare l'opinione pubblica sui problemi e i disagi

L'Associazione Dhuumcatu di Latina ha organizzato per la giornata di oggi, 21 aprile, una manifestazione per sensibilizzare l'opinione pubblica sul problema dei migranti, sulle istanze di cittadinanza, i permessi di soggiorno e i ricongiungimenti familiari. Il corteo, con partenza alle 15 dalla stazione delle autolinee, ha raggiunto piazza della Libertà e i rappresentanti dell'associazione chiedono di poter essere ricevuti dal prefetto Maurizio Falco.

In una lettera elencano poi nel dettaglio una lunga serie di problematiche che rendono più complessa la permanenza degli stranieri sul territorio e particolarmente difficile le pratiche burocratiche riguardano i permessi di soggiorno e le regolarizzazioni lavorative. Tra le righe si legge chiaramente che tutto questo comporta un aumento del problema della clandestinità e dei sistemi illegali che consentono di acquistare falsi documenti e attestazioni di residenza.

"La Questura rifiuta le domande di permesso di soggiorno per mancata residenza reale e questo - spiegano in una nota - non fa altro che aumentare la clandestinità. Per salvare il permesso di soggiorno noi  immigrati  spesso siamo costretti  a comprare con prezzi esorbitanti dei finti documenti che attestino la nostra residenza dai criminali che lucrano sulla nostra  necessità di essere legalizzati in questo Paese. La  Questura non rilascia la Carta di soggiorno ai figli di immigrati anche se i genitori sono titolari della Carta di soggiorno, ritenendo che i figli dei genitori titolari di carta di soggiorno debbano anche loro aver soggiornato per  5 anni in Italia (anche se sono nati in Italia),  invece è diverso per la richiesta di cittadinanza, ovvero se  i genitori ricevono la cittadinanza italiana anche i bambini la impugnano automaticamente (senza  10 anni di residenza in Italia)". 

Non va meglio sul fronte della regolarizzazione lavorativa: "Il decreto "Rilancio Italia" sulla regolarizzazione colf-badante-agricoltura - spiegano ancora dall'associazione - non dà ai lavoratori nessuno strumento di garanzia. I lavoratori che cosa devono fare? Per sopravvivere svolgono due lavori, ma non possono stipulare un contratto poiché non hanno il codice fiscale. L'ufficio delle Entrate non rilascia il codice fiscale con la sola ricevuta di domanda di regolarizzazione. Riguardo i certificati alloggiativi, chiediamo di cancellare questo requisito in quanto i comuni dove i lavoratori realmente risiedono non rilasciano un certificato alloggiativi".

"Le innumerevoli pratiche relative al ricongiungimento familiare - proseguono - hanno dei tempi d’attesa molto lunghi che variano dai due fino ai tre anni. Le ambasciate non tengono conto che in questo lasso di tempo la condizione del beneficiario può cambiare; molto spesso le donne diventano mamme dunque per conseguenza anche il neonato dovrà richiedere un altro nulla Oosta. Chiediamo che in questi casi i tempi siano più rapidi con un aggiornamento di inclusione del nascituro nella pratica di richiesta senza dover re-iniziare tutta la procedura de novo allungando i tempi di rilascio. Chiediamo una soluzione umana che tenga conto di queste mamme senza altri passaggi delle nuove  burocrazie". 

Infine le istanze di cittadinanza: "Uno dei requisiti per poter presentare domanda di cittadinanza italiana sono 10 anni di residenza continua. Se un immigrato regolarmente residente in Italia interrompe la residenza, ad esempio al nono anno, per banali motivi, come un’interruzione di residenza per mancata ricevuta della notifica, o per i familiari, o per salute, noi ci chiediamo: l’anno d’interruzione annulla tutti gli altri anni in cui è stato residente? Dovrà aspettare altri 10 anni di residenza per ripresentare un'altra domanda di cittadinanza.  Chiediamo che in caso di interruzione ci sia la possibilità di recuperare, magari aspettando un ulteriore anno per raggiungere i 10 anni effettivi richiesti, per poi presentare l'istanza senza dover aspettare altri 20 anni. Ci sono casi di bambini nati in Italia ma che durante l’età minore insieme ai genitori si sono assentati dal territorio italiano per poi ritornare un anno dopo e riprendere la loro vita quotidiana (studio, lavoro ecc.). La nostra domanda è: per quale motivo quando il minore raggiunge l’età dei 18 anni gli viene negata la cittadinanza italiana solo perché ha avuto qualche anno di residenza non continua? Riceviamo molti casi di richiedenti la cui età era di tre anni quando i genitori sono ritornati in Italia e hanno fatto le scuole dall’asilo fino al conseguente diploma del liceo in Italia ma per colpa di un anno di non residenza continua (quand’erano bambini dunque non hanno nessuna colpa) non gli viene concessa la cittadinanza".

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