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Minacce, botte e intimidazioni all'avvocato sequestrato: "Che fai ora mi denunci? Provaci e veniamo a Caserta"

I risvolti del sequestro del professionista a scopo di estorsione. Attesa per gli interrogatori dei quattro arrestati

"Ora ti porto al treno e te ne vai a Caserta. Che fai ora mi denunci? Provaci e veniamo a Caserta". L'ultima minaccia all'avvocato la pronuncia Ernesto Pantusa prima di scaricarlo alla stazione di Latina Scalo, dopo averlo tenuto segregato in un capannone di Borgo Bainsizza per cinque ore ed essersi fatto firmare cambiali per 110mila euro. Doveva essere la restituzione, con gli interessi, della parcella già pagata al legale di Caserta che, a suo dire, non lo aveva difeso bene e non si era mai presentato in udienza. Sono questi i dettagli emersi nell'ordinanza firmata dal gip Clementina Forleo, che ha portato ieri all'arresto di quattro persone con l'accusa di sequestro di persona a scopo di estorsione aggravato dal metodo mafioso, rapina aggravata, lesioni personali.

E' lo stesso Pantusa, nato a Latina e residente a Sabaudia, già noto per i suoi precedenti penali, a rivela il movente del sequestro e dell'estorsione nel corso delle intercettazioni scattate dopo la denuncia presentata dal legale: "...L'avvocato in questione, testimone di nozze di mia sorella, pensi... ma guardi, è grottesca la cosa, praticamente per sette anni, sette anni, mi ha preso in giro, lo sa? Non mi ha fatto un'udienza! Una udienza di una causa". Il principale indagato del sequestro lo dice parlando con una collaboratrice di uno studio notarile dove aveva depositato le cambiali che aveva costretto l'avvocato a firmare. E aggiunge: "Ci sarebbero altre due persone alle quali ha fatto lo stesso giochetto e ha restituito i denari...".

Oggi, 7 febbraio, cominceranno gli interrogatori dei quattro arrestati. Il primo ad essere ascoltato dal giudice potrebbe essere proprio Ernesto Pantusa, difeso dall'avvocato Nardecchia, mentre Debora Fiorucci, portata in carcere a Rebibbia, è assistita dall'avvocato Amleto Coronella.

I fatti risalgono al 25 giugno scorso, quando l'avvocato iscritto al foro di Santa Maria Capua Vetere e che esercita anche a Latina, si presenta ai carabinieri e racconta la storia, con il volto ancora tumefatto dalle botte ricevute. Riferisce di essere stato sequestrato da un suo cliente con cui aveva un appuntamento davanti alla procura alle 8,45 dello stesso giorno. Il legale viene portato però, a bordo di un'Alfa Romeo Stelvio, in un luogo isolato, un capannone fuori città dove Pantusa aveva affittato un locale. Qui Pantusa gli sottrae il cellulare e lo ingiuria accusandolo di non essere riuscito a farlo assolvere, lo colpisce con schiaffi al volto e gli sottrae le chiavi della sua Bmw e contanti e assegni per 2.300 euro. In quel momento arrivano altri tre clienti della vittima, Debora Fiorucci, Salvatore Carleo e Fabrizio Fava, gli mostrano un manganello: "Tu adesso rimani qui fino a quando non abbiamo finito, prova ad alzarti e ti ammazziamo di mazzate". La donna gli dice anche di conoscere un noto camorrista di Caserta pronto a raggiungerlo nella sua abitazione se non avesse adempiuto al pagamento delle somme richieste.

Con la forza e la violenza i quattro costringono quindi il professionista a firmare quattro cambiali da 55mila euro complessivi e diverse scritture private di ricognizione del debito in favore di Carleo e della Fiorucci per altri 75mila euro. L'incubo finisce solo con questa firma e poi il legale viene "scaricato" alla stazione e da lì chiama una persona per farsi aiutare e si reca subito a denunciare l'accaduto. Nei mesi successivi le utenze dei quattro indagati vengono intercettate e gli investigatori trovano riscontro a tutte le dichiarazioni della vittima. 

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