Giovedì, 18 Luglio 2024
Cronaca

Bancarotta Midal: "Una gestione spregiudicata che ha privato del lavoro 300 persone"

Le motivazioni della sentenza con la quale il Tribunale ha condannato i vertici del gruppo per avere distratto enormi somme di denaro a danno di lavoratori e creditori

La gestione del gruppo Midal da parte di Rosanna Izzi “ha dimostrato non solo una sua chiara incapacità imprenditoriale, ma anche una grande spregiudicatezza che l’ha portata, dopo aver causato la crisi irreversibile dell’azienda, a tutelare i propri interessi personali: falsificando il bilancio e le scritture contabili; trasferendo in modo illecito denaro a società estere; falsificando un verbale del consiglio di amministrazione al fine di vendere un proprio immobile alla Midal spa, sopravvalutandolo; sottraendo le risorse delle società del gruppo; prelevando denaro dalle casse sociali e continuando, in modo preferenziale, a prendere il proprio emolumento per creare altrove – con gli investimenti familiari a Santo Domingo – una condizione che le permettesse di continuare ad avere il livello economico di vita adeguato a quello fino ad allora goduto grazie alle ricchezze accumulate da altri”.

Parole pesantissime quelle contenute nella motivazione della sentenza con la quale il Tribunale di Latina presieduto da Gian Luca Soana a gennaio scorso ha condannato a 8 anni e 6 mesi la Izzi, a 4 anni Sergio Gasbarra e Sandro Silenzi, a 3 anni e 6 mesi Paolo Barberini e Giacomo Pontillo. Nelle 113 pagine depositate oggi Soana sottolinea come “se per Barberini possono applicarsi le attenuanti generiche tenuto conto della sua condotta processuale, avendo lo stesso, in sede di esame, almeno in parte ammesso le proprie responsabilità la Izzi ha dimostrato di aver gestito con spregiudicatezza il proprio gruppo, portandolo al fallimento, lasciando senza lavoro più di trecento persone e non consentendo di soddisfare molti creditori sociali“. “Le modalità di gestione – si legge ancora nella sentenza - da parte di Midal ed in particolare del suo amministratore unico, Rosanna lzzi di tutti gli incassi in contanti hanno di fatto: reso contabilmente non più controllabile come questo denaro in contante sia stato, poi, utilizzato e/o destinato; eliminata ogni autonomia gestionale delle singole società, favorendo condotte distrattive ai loro danni“.

Agli imputati l’accusa contestava la bancarotta e l’accesso abusivo al credito per avere dissimulato lo stato di insolvenza, anche attraverso la falsificazione dei bilanci, culminato poi nel crac del 2012. 

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