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Venerdì, 12 Agosto 2022
Cronaca

Processo per diffamazione, Laura Boldrini racconta: "Così sono stata aggredita via web"

L'ex presidente della Camera in Tribunale per il processo a carico di nove persone accusate di avere pubblicato un fotomontaggio su di lei

Ha raccontato di come l’intitolazione del parco cittadino del capoluogo pontino ai magistrati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino sia diventato occasione di insulti e offese non soltanto durante la cerimonia ma anche su Facebook. L’ex presidente della Camera Laura Boldrini questo pomeriggio è stata ascoltata nel processo davanti al giudice monocratico del Tribunale di Latina Elena Nadile che la vede come parte offesa e nel quale sono imputati Simone Belardinilli, Stefano Cerroni, Emanuele Evangelisti, Pasqualina Mammaro, Massimo Scialanga, Donatella Vichi, Stefano Cocuzzi, Alessandro Gambadoro, e Massimo Sozio. Tutti accusati di diffamazione via web per avere con insulti indecorosi e lesivi della sua dignità pubblicato un fotomontaggio, in occasione del suo arrivo a Latina nel luglio 2017.

Assistita dall’avvocato Dario Piccioni l’ex terza carica dello Stato ha raccontato quello che accadde quel giorno e in quelli successivi. “L'evento – ha ricordato Laura Boldrini - fu caratterizzato da un clima profondamente ostile, dovuto alla presenza di organizzazioni di stampo fascista e di estrema destra che si erano date appuntamento nel capoluogo pontino allo scopo di contestare me e la decisione del primo cittadino. Nelle settimane successive, appresi che sui social media, in particolare su Facebook, era apparso un fotomontaggio che raffigurava un piccolo balilla che urinava su una mia immagine, della cui realizzazione è accusato uno gli imputati, mentre alle altre persone rinviate a giudizio vengono contestati i messaggi pesantemente diffamatori che ne seguivano. Proprio in quei giorni – ha spiegato - avevo deciso di dire basta ai pesanti insulti, annunciando pubblicamente che avrei denunciato gli autori. Una decisione presa non solo per difendere la mia dignità di donna ma anche perché lo ritengo un dovere, un atto di responsabilità verso le istituzioni, verso la terza carica dello Stato. Non era quindi un'immagine solo sessista, non era un messaggio solo dissacratorio, era un messaggio anche gravemente eversivo”. La Boldrini ha anche raccontato di come al suo arrivo presso il parco Falcone e Borsellino tra coloro che partecipavano alla cerimonia di intitolazione c’era un migliaio di persone, “esponenti della galassia neo fascista che gridavano e facevano il saluto romano”.

Si torna in aula il 23 febbraio del prossimo anno quando sarà ascoltato in aula, come teste della parte offesa e del pubblico ministero Armando Ayale, il sindaco di Latina Damiano Coletta.

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