Droga e cellulari in carcere: così si riorganizzava il potere criminale e si costruivano alleanze

Ad usufruire dei favori dei due agenti della penitenziaria corrotti erano nomi di spicco della criminalità pontina: dai Travali al fondano Massimiliano Del Vecchio

Dal carcere di via Aspromonte i detenuti riorganizzavano il sistema criminale in città, muovendo pedine all'esterno e cercando di far uscire informazioni con ogni mezzo, pagando profumatamente gli agenti penitenziari compiacenti e disponibili a collaborare. Così Salvatore e Angelo Travali, arrestati nell'inchiesta Don't Touch e poi condannati rispettivamente a sette anni e sette anni e mezzo, riorganizzavano i propri affari ricavandosi spazi dopo i clamorosi arresti nel clan Di Silvio nell'operaizone Alba Pontina e al contempo premevano per essere trasferiti dal carcere di Latina a quello di Campobasso. Sono alcuni dei dettagli emersi nell'ambito dell'inchiesta "Astice", che ieri, 16 settembre, ha portato a una maxi operazione con 24 arresti sul territorio.

I nomi di spicco che agivano dal carcere

Con la complicità dell'ispettore della penitenziaria Franco Zinni, anche lui finito ieri agli arresti, comunicavano con l'esterno e riuscivano invece, tra le mura di via Aspromonte, ad ottenere cambi di cella e spostamenti utili a dialogare con altri detenuti e a stringere possibili alleanze con altri gruppi criminali. Tra questi, c'era Massimiliano Del Vecchio, di Fondi, 35 anni, ancora in grado di incutere un certo timore perfino dal carcere. Del Vecchio, 35 anni, era stato condannato nel 2015 a nove anni e otto mesi in Appello nell'ambito del processo San Magno. In carcere, a usufruire dei "favori" degli operatori della penitenziaria corrotti, c'è anche Gennaro Amato, originario di Afragola e da anni residente nella provincia pontina, anche lui un nome di spicco della criminalità: arrestato a Cisterna, nel 2018, per usura ed estorsioni ai commercianti. Infine, Antonio Di Noia, 38enne di Cisterna, condannato a 14 anni per rapine ed estorsioni.

Le alleanze

Tutti esponenti di gruppi criminali ben distinti dunque, ognuno con i propri interessi e un territorio di riferimento, ma pronti, all'occorrenza, a collaborare e magari a costruire possibili alleanze inedite sul territorio. Di certo tutti, dalle sbarre di via Aspromonte, riuscivano ad ottenere particolari favori grazie all'intervento dell'ispettore e dell'agente Gianni Tramentozzi. Erano questi i canali attraverso cui in carcere riusciva ad entrare di tutto e dal carcere riuscivano ad uscire comunicazioni destinate a parenti e altri esponenti dei gruppi criminali. Tra gli arrestati anche Salvatore e Angelo Di Girolamo, che si sono costituiti ieri presso la caserma dei carabinieri perché inizialmente irreperibili. Il primo in particolare è considerato dagli investigatori vicino al clan di camorra Di Lauro. 

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