Lunedì, 15 Luglio 2024
Corruzione

Arresto della giudice Castriota: scattate le perquisizioni in tribunale

Magistrati e investigatori hanno perquisito gli uffici e acquisito le testimonianze di altre persone informate sui fatti. L'indagine prosegue per comprendere se lo schema di corruzione sia stato utilizzato anche in altri casi

L'attività investigativa coordinata dalla procura di Perugia e delegata alla guardia di finanza ha svelato un sistema di favoritismi e corruzione nell'ambito dell'amministrazione dei beni sequestrati. Al centro dell'inchiesta c'è la giudice Giorgia Castriota, gip e gup in servizio dal 2016 al tribunale di Latina, ora destinataria di una misura di custodia cautelare in carcere. Insieme a lei sono stati arrestati due professionisti romani, Silvano Ferraro e Stefania Vitto, il primo in carcere, la seconda ai domiciliari. Altre due persone risultano invece indagate in stato di libertà. Le accuse sono di atti contrari a doveri di ufficio, corruzione in atti giudiziari e induzione indebita a dare o promettere utilità. A darne notizia è stato il procuratore della Repubblica di Perugia Raffaele Cantone.

Corruzione in tribunale, arrestata la giudice Giorgia Castriota: gioielli e denaro in cambio di incarichi

Un'inchiesta complessa e delicata, nata a Latina dopo la denuncia presentata dal rappresentante legale di alcune società che erano state sottoposte a sequestro nell'ambito di un procedimento per reati tributari. A insospettire l'imprenditore erano state alcune irregolarità e condotte poco trasparenti proprio nella gestione ì, da parte degli amministratori giudiziari, dei beni aziendali che erano stati sequestrati. Tutto avvenuto con l'avallo del gip che era in servizio a Latina. A partire dunque dai primi sospetti è stato possibile accertare, grazie a intercettazioni telefoniche e ambientali e analisi documentali e finanziarie, un accordo corruttivo che legava la giudice ai professionisti indagati in virtù di stretti rapporti personali. Ai professionisti venivano conferiti incarichi "al di fuori di qualsiasi criterio oggettivo e soprattutto in contrasto con una specifica norma che stabilisce il divieto di assumere il ruolo di amministratore giudiziario e coadiutore da parte di coloro che, con il magistrato che conferisce l'incarico, hanno un'assidua frequentazione", intendendosi rapporti di amicizia confidenziali e anche rapporti sentimentali. A fronte degli incarichi concessi, come riportato dalla procura di Perugia, i professionisti "amici" "retrocedevano al magistrato sotto forma di contributo mensile e di altre regalie parte del denaro che la stessa giudice liquidava loro per l'adempimento degli incarichi. Oltre a questo, sono stati documentati regali in gioielli, viaggi e perfino un abbonamento annuale allo stadio Olimpico.

Ma l'indagine non è finita qui. Con gli arresti di questa mattina sono scattate perquisizioni anche negli uffici del tribunale di Latina da parte dei magistrati della procura di Perugia e dei militari della Nucleo di polizia economico finanziaria della guardia di finanza. Gli investigatori hanno anche acquisito informazioni da altri testimoni e persone informate sui fatti. L'obiettivo è ora capire se lo schema utilizzato e gestito dalla giudice nell'amministrazione giudiziaria sia stato utilizzato, con gli stessi risultati, anche in altri casi e per altre aziende e società della provincia i cui beni erano finiti sotto sequestro. Si punta anche a verificare il coinvolgimenti di altri indagati oltre ai cinque oggetto di indagine.

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