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Cronaca

Criminalità: morto Antonio Ciarelli, capofamiglia del clan di Pantanaccio

Il 76enne era malato da tempo. Una lunga carriera tra estorsione, usura e e spaccio di droga. Poi la confisca di tutti i beni per 6 milioni di euro

Se ne va un altro pezzo di storia criminale del capoluogo pontino. E’ morto questa mattina presso l’ospedale di Latina Antonio Ciarelli, 76 anni. Il capostipite di uno dei gruppi rom maggiormente radicati in città è stato stroncato da un malore.

La condanna per usura e estorsione

L’ultima condanna in ordine di tempo a suo carico risale a ottobre 2016 quando il capofamiglia del gruppo di Pantanaccio era stato condannato a nove anni di carcere – il doppio rispetto a quanto richiesto dall’accusa - per usura ed estorsione: il Tribunale aveva anche disposto la confisca di 38mila euro a carico dell’imputato, somma ritenuta il frutto degli interessi usurai applicati al prestito concesso ad una donna.

La confisca della villa e del patrimonio

Poi era tornato agli onori delle cronache a ottobre 2019 quando le forze dell’ordine avevano provveduto a sgomberare la sua villa in via Andromeda sulla scorta di un provvedimento di sequestro di tutti i beni mobili e immobili riconducibili alla famiglia Ciarelli trasformatosi poi in confisca dell’intero patrimonio per un valore complessivo di 6 milioni di euro circa. Antonio Ciarelli, già allora in precarie condizioni di salute, aveva fatto ricorso alla Corte Europea per sospendere lo sgombero e alla famiglia era stata offerta una soluzione abitativa idonea alle condizioni di salute di tutti i componenti, motivo per il quale il suo ricorso era stato respinto.

La guerra criminale e la gambizzazione del figlio

Antonio Ciarelli era il padre di Carmine, gambizzato a gennaio 2010 davanti a un bar del Pantanaccio, un tentato omicidio in pieno giorno che aveva dato vita alla cosiddetta guerra criminale tra clan rom e un altro gruppo criminale che faceva riferimento a Massimiliano Moro per il controllo del mercato dello spaccio di stupefacenti. 

I funerali del capostipite non sono ancora stati fissati ma è probabile che per ragioni di sicurezza – come è avvenuto già in passato per altri esponenti di famiglie rom del capoluogo pontino – la Questura adotti una serie di misure e divieti per evitare forme di spettacolarizzazione delle esequie.

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