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Martedì, 18 Giugno 2024
Cronaca

Insulti social a Valerio Catoia: nuovo rinvio. Processo a rischio prescrizione

I due indagati sono accusati di diffamazione aggravata dalla finalità discriminatoria. La delusione del padre del ragazzo: "E' la sesta volta che succede"

Non riesce ancora a partire il processo a carico delle due persone accusate di diffamazione aggravata dalla finanlità discriminatoria nei confronti di Valerio Catoia, il 24enne divenuto un eroe nell'estate del 2017 per avere salvato all'ora 17enne una ragazza che stava annegando a Sabaudia.

Quella notizia ebbe una eco enorme sui mezzi di informazione e sui social sui quali, oltre ai complimenti, qualcuno scrisse parole offensive nei suoi confronti con particolare riferimento alla sindrome di down dalla quale è affetto. Grazie alle indagini della Polizia postaleè stato possibile risalire agli autori, nascosti ovviamente dietro false identità, di quelle frasi offensive: si tratta Sandro Billero e Andrea Carta, di 53 e 32 anni residenti in Toscana e in Sardegna.Per loro è scatta l’accusa di diffamazione aggravata dalla finalità della discriminazione ma l'iter giudiziario è stato caratterizzato da una serie incredibile di rinvii trano che non si è ancora riusciti ad arrivare al rinvio a giudizio e si rischia che il reato vada in prescrizione.

Nell'udienza di ieri davanto al giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Latina Giuseppe Molfese, chiamato a decidere sulla richiesta di rinvio a giudizio davanti al collegio penale, risultava non essere stato notificato un atto ad uno dei due imputati che nel frattempo si è trasferito in Bulgaria. Nuovo rinvio al 17 dicembre quindi. 

"Oggi per la quinta o sesta volta – si sfoga il padre di Valerio, Giovanni Catoia - c'è stato il rinvio dell'udienza del processo per le gravi offese subite da Valerio in quanto uno degli imputati avrebbe eletto domicilio in Bulgaria per motivi di lavoro. Ancora una volta non si è riuscito a notificargli gli atti. Adesso su suggerimento del mio avvocato si procederà tramite Consolato. Ci stanno prendendo per stress e stanchezza, un Paese che si definisce democratico che non riesce a tutelare nemmeno le categorie protette, nemmeno quando si tratta di un grave reato per il quale, vista la gravità dei fatti, fu stabilito che ad occuparsene doveva essere un organo collegiale e non il giudice monocratico ma solo dopo quattro rinvii, quindi già partito con il piede sbagliato. Un processo che deve ancora iniziare!  Forse avrei fatto bene ad accettare il risarcimento economico - conclude - e chiudere la partita evitando di portare mio figlio in un'aula di Tribunale che non è il massimo per lui e non solo per lui. Ma io non sono questo!".

La famiglia Catoia si è costituita parte civile con l'avvocato Alessandro Mariani. 

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