Martedì, 21 Settembre 2021
Cronaca

Inchiesta 'Reset', le estorsioni di Cha Cha avevano le modalità mafiose

Respinto dalla Corte di Cassazione il ricorso di Costantino Di Silvio: le dichiarazioni delle vittime e dei penti hanno fatto la differenza

Quelle commesse da Costantino Di Silvio sono estorsioni aggravate dal metodo mafioso. Questo il giudizio della Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di Cha Cha contro l’ordinanza di custodia cautelare del gip del Tribunale di Roma del febbraio scorso nell’ambito dell’inchiesta denominata ‘Reset’ che ha decapitato il clan Travali.

Di Silvio nel suo ricorso ha preso come punto di partenza una precedente inchiesta, ‘Don’t Touch’ per la quale è stato condannato in via definitiva sostenuto con una sentenza che ha riconosciuto nelle modalità delle estorsioni commesse l’associazione a delinquere ma di carattere semplice e mette in evidenza come quei reati abbiano assunto le caratteristiche mafiose nonostante siano stato commessi nello stesso periodo preso in esame dall’indagine ‘Reset’.

Ma la Suprema Corte ha respinto il ricorso spiegando che “il giudizio che fonda la qualificata circostanza si ammanta di novum in ragione delle successive dichiarazioni di collaboratori di giustizia, già intranei a quella associazione, arricchite dalle dichiarazioni delle vittime delle estorsioni, oltre che da ulteriori elementi di prova via via acquisiti nel corso delle indagini, al cui contenuto il giudice della cautela ha fatto espresso riferimento“.

Insomma a fare la differenza sono state le dichiarazioni dei due pentiti dalle quali ha preso spunto la nuova inchiesta della Direzione distrettuale antimafia.

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