Documenti falsi per il permesso di soggiorno, l'operazione della Digos: arrestato dipendente della Prefettura

L'indagine partita da un sistema di locazioni fittizie e dalla testimonianza di un cittadino indiano costretto a sborsare 500 euro per falsi documenti

Cinque misure cautelari, di cui quattro arresti (uno ai domiciliari) e una dell'obbligo di firma. L'operazione "Ascaris", condotta dalla Digos di Latina, ha consentito di disarticolare un sistema che favoriva l'immigrazione clandestina. Un sistema di richieste di denaro, falsi documenti, corruzione. Tutto in danno dei lavoratori stranieri, in gran parte di nazionalità indiana, costretti a sborsare anche 500 euro per riuscire ad ottenere la documentazione utile a ottenere il permesso di soggiorno e a regolarizzare la propria posizione sul territorio nazionale. 

Agli arresti sono finiti due cittadini indiani e un pakistano, Munish Kumar, Muhammad Afzal e Devender Singh Nanda (ques'ultimo ai domiciliari), ma anche un impiegato della Prefettura di Latina, Danilo Nigro, in passato in servizio presso lo Sportello unico per l'immigrazione. Una quinta persona, con una posizione in realtà più marginale delle altre, è stata destinataria invece dell'obbligo di pg ma al momento non è stata rintracciata sul territorio. Nell'inchiesta figurano però altri 18 indagati.

I dettagli dell'operazione sono stati resi noti, nel corso di una conferenza stampa convocata in questura, dal questore Michele Spina e dal dirigente della Digos Walter Dian. “Riteniamo - ha spiegato il dirigente - di aver disarticolato un sistema dedito alla formazione di falsa documentazione che serviva per regolarizzare stranieri sul territorio nazionale, in particolare indiani, o per chiedere ricongiungimenti familiari con chi era rimasto all’estero". Nell'operazione Ascaris si intersecano in realtà due filoni investigativi diversi. Il primo nasce dai sospetti della polizia locale su un giro di contratti di locazione fittizi. Gli agenti accertano infatti un certo numero di contratti tutti riferiti a un 40enne di Latina, che affitta immobili, molto spesso lo stesso immobile, molto spesso senza riferimenti a dati catastali reali. 

A questa attività si aggiunge l'indagine della Digos, che raccoglie invece la testimonianza di un cittadino indiano che racconta un particolare modus operandi: ha bisogno di regolarizzare la propria posizione e si rivolge ad alcuni connazionali che lo indirizzano verso uno degli arrestati, il quale gli promette a sua volta di aiutarlo a restare stabilmente in Italia pagando 500 euro per avere falsa documentazione falsa, compresi falsi cud, e dichiarazioni di ospitalità rilasciata in realtà dal 40enne di Latina.

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Da qui le due indagini si uniscono e ricostruiscono il sistema che favoriva l’ingresso e la permanenza di stranieri. Si chiude il cerchio su un un uomo di nazionalità pakistana, che vive ad Anzio, che si occupa di procurarsi i documenti falsi. Poi sull'impiegato della prefettura, che era in grado di assicurare, dietro corrispettivo economico, informazioni riservate sulle pratiche o indicazioni su percorso da seguire per ottenere il rilascio del permesso di soggiorno. 

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