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Il "patto per la politica con i Di Silvio": Gina Cetrone e il marito "scaltri e pericolosi"

I risvolti dell'operazione che ha portato agli arresti della ex consigliera regionale e dell'imprenditore insieme agli esponenti del clan Di Silvio

"Gina Cetrone e il marito si sono rivelati i soggetti scaltri e pericolosi". Così scrive, in un passaggio dell'ordinanza di custodia cautelare, il gip del tribunale di Roma Antonella Minunni descrivendo la ex consigliera regionale e il consorte, entrambi arrestati nell'ambito di un'inchiesta condotta dalla Dda di Roma insieme agli esponenti del clan Di Silvio, Armando e i figli Samuele e Gianluca. "Non hanno avuto alcuno scrupolo - si legge ancora nelle carte del gip - nel ricorrere in diverse occasioni ai Di Silvio per inibire e condizionare l'attività imprenditoriale di un concorrente e per interferire sull'andamento della campagna elettorale". Gina Cetrone del resto, come rileva il pm, pur non ricoprendo ufficialmente nessun incarico politico, "è comunque attiva nell'attività di propaganda inerente questioni di politica locale come emerso in occasione di interventi pubblici...".

Estorsioni con metodo mafioso: arrestati Gina Cetrone e il marito

L'ex consigliera regionale e il marito Umberto Pagliaroli avevano fatto ricorso al clan in diverse occasioni, sia per la loro azienda sia per l'attività politica della Cetrone. Emerge dalle carte che la coppia aveva stipulato un "patto per la politica" con i Di Silvio per il tramite di Agostino Riccardo, oggi collaboratore di giustizia, che era referente diretto degli indagati per tutto ciò che riguardava l'attività di estorsione e quella dell'attacchinaggio dei manifesti elettorali nel corso della campagna per le amministrative 2016 a Terracina. 

Era inoltre di dominio pubblico che la campagna della Cetrone fosse sostenuta e gestita dagli "zingari". E a confermarlo agli ivnestigatori è uno degli attacchini concorrenti, che in realtà sosteneva lo stesso candidato sindaco di Gina Cetrone. Il giovane, ascoltato a settembre del 2019, aveva raccontato di essersi visto costretto ad accordarsi con i Di Slvio e di aver incontrato Agostino Riccardo che, con atteggiamento minaccioso, aveva ribadito che "comandavano loro". 

Lo stesso Agostino, in sede di interrogatorio, dichiarava che il clan aveva già avuto a che fare con Gina Cetrone, "che sapeva chi eravamo anche in relazione alle precedenti campagne elettorali" (qui compare un omissis nelle carte). Aveva portato Armando Di Silvio in persona per prendere accordi e l'intero pacchetto venne chiuso a 25mila euro. "La Cetrone disse che nella campagna elettorale voleva essere vista solo lei e non le interessavano le sanzioni per le eventuali affissioni fuori dai bandoni, anche perché se le fossero arrivate sanzioni le avrebbe pagate meno della metà". 

La scalata politica e il declino di Gina Cetrone: dal consiglio regionale alle inchieste

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